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Scoperta frode carosello sui cellulari 4 imprenditori nei guai, uno è massese

Scoperta frode carosello sui cellulari 4 imprenditori nei guai, uno è massese

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Il meccanismo era quello ormai famigerato delle frodi carosello, basato sul cosiddetto “reverse charge”, sulla “inversione contabile”. Un sistema di applicazione dell’Iva che sposta l’obbligo di pagare l’imposta allo Stato dal venditore, che quindi non deve inserirla in fattura, all’acquirente della merce, che si assume l’obbligo di versarla. E se l’acquirente in questione è una società “cartiera” appositamente creata e gestita da un prestanome, alla fine nessuno paga.

È con l’accusa di bancarotta fraudolenta e di reati tributari finalizzati all’evasione dell’Iva per circa 3 milioni di euro che la Guardia di finanza di Pistoia ha denunciato quattro imprenditori del settore della telefonia, tutti domiciliati nella provincia di Pistoia, uno dei quali, però è residente in provincia di Massa Carrara. Ieri mattina, nei loro confronti, le Fiamme Gialle della Compagnia di Montecatini, al culmine di oltre un anno di indagini, hanno eseguito un provvedimento di sequestro preventivo disposto dal gip del tribunale di Pistoia e finalizzato a garantire allo Stato l’incasso del debito erariale. I sigilli sono scattati per i beni mobili e immobili i degli indagati, tra cui le quote sociali delle due aziende coinvolte nella truffa: quella esistenze solo sulla carta e quella “sana”.

Le due società operavano nel settore dell’importazione e del commercio di telefoni cellulari e accessori, che arrivavano in Italia da un altro paese comunitario per poi essere venduti in un negozio – con il marchio di una nota catena commerciale – che si trova sulle colline pistoiesi. Indagando su una bancarotta nella quale i quattro imprenditori erano rimasti coinvolti in precedenza, la Gdf ha scopertoil giochetto della “frode carosello”. In base alla regole del “reverse charge” il pagamento dell’Iva sarebbe spettato alla società cartiera, che si era ben guardata dal farlo, per poi chiudere i battenti: con un’evasione complessiva per 3 milioni di euro. Una volta esaurita la credibilità economica vantata con i suoi fornitori esteri, anche la società “sana” è stata alla fine spogliata di tutti i beni, per non pagare i debiti accumulati. —

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di Redazione web