Il presidio
«Turisti da luglio per salvare l’anno»
Tre titolari di aziende agricole tra i tanti problemi e la ripresa «I prodotti e i produttori locali dovrebbero essere tutelati»
lunigiana
C’è grande incertezza in tutti i settori, compresa l’agricoltura e con lei gli agriturismi.
Francesca Quatteoccolo, per esempio, titolare dell’azienda agricola Qhao, ha una storia recentissima alle spalle: aperta un anno e mezzo fa, la sua azienda si è scontrata in fase di avviamento con la pandemia. «Era tutto pronto per entrare nella fase di ripartenza - racconta Quatteoccolo – la pandemia è un grosso scoglio che ci troviamo a dover superare, siamo una realtà appena nata, questa situazione ci ha tagliato le gambe. Le nostre produzioni sono di nicchia e biologiche: miele, zafferano, fagiolo zolfino. Quest’ultima è una pianta molto particolare, quasi scomparsa, che richiede un grande dispendio di energia, abbandonata per la resa bassa e gli alti costi di gestione. Ha però proprietà organolettiche molto particolari ed è vivissima nella tradizione culinaria toscana. Presto abbineremo anche le erbe aromatiche assieme alle olive taggiasche». «Sono originaria del Piemonte - prosegue - ho deciso di investire in Lunigiana per l’ambiente incontaminato che meglio si adatta alla tipologia di coltivazioni che volevamo produrre, abbiamo investito 500mila euro. Lo scorso anno il maltempo ha fatto segnare uno zero nella produzione, confidavamo che questo potesse essere l’anno del rilancio. Ma non vogliamo fermarci, in Lunigiana ci sono grandi valori ambientali, un territorio che ha una Dop sul miele. Occorrerebbe bloccare il nomadismo di quegli apicoltori che posano le arnie in Lunigiana da altri territori, mettendo in difficoltà gli apicoltori locali. La grande distribuzione organizzata in questi mesi di lockdown si è avvantaggiata molto: le persone dovrebbero comprendere l’importanza del prodotto locale e dei produttori».
Un altro spaccato delle attuali difficoltà da Daniela Tomè, dell’agriturismo del Lombardello di Aulla: «Riscontriamo grandi difficoltà con il turismo bloccato. La nostra è un’attività di nemmeno due anni, e puntiamo alla produzione di prodotti a km 0. I nostri campi non si sviluppano intorno alla struttura, ma sono sparsi: durante il lockdown abbiamo lavorato il terreno più vicino, indirizzandoci sugli ortaggi, facendo consegne a casa. Alcune produzioni non potranno così essere realizzate. Sul turismo siamo una zona tutta da scoprire, ma vale la pena investire in Lunigiana, la scopri e non la vuoi lasciare più. Le persone cercano semplicità, qui la puoi trovare». Poi Giovanni Bezzi, dell’azienda agricola Costa d’Orsola a Pontremoli, 30 anni di attività e uno scenario mai sperimentato prima: «Siamo chiusi dal 7 marzo, abbiamo effettuato solamente la manutenzione ordinaria. È tutto fermo per quanto riguarda la ricettività. Stiamo adeguando il nostro locale ai nuovi protocolli di sicurezza, stiamo formando il personale, confidando di ripartire a giugno. Solitamente lavoriamo con gli stranieri, belgi e francesi in particolare. Un elemento positivo è che le strutture piccole come le nostre possono essere più sicure rispetto a quelle più grandi. Confidiamo che si possa riuscire a salvare la stagione puntando su luglio-settembre. Negli ultimi anni in Lunigiana, dal punto di vista del marketing, sono stati fatti passi da gigante, con le presenze che aumentano anche grazie alle splendide strutture che stanno sorgendo. La Lunigiana ha tanto da offrire, sia nel contesto ambientale che in quello storico-culturale». —
cristiano borghini
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