Il Tirreno

In Lunigiana prenotazioni a picco: -80%. «Dobbiamo farci coraggio»

Gianluca Uberti
Giovanna Zurlo, presidente dell'Associazione operatori turistici lunigianesi (Aotl)
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Giovanna Zurlo, presidente dell'Associazione operatori turistici lunigianesi (Aotl)

Zurlo (Associazione operatori turistici lunigianesi): «Puntiamo al mercato dei turisti interni, le nostre strutture dovranno reinventare un nuovo modello di ospitalità»

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Aulla. Se c’è un settore che, purtroppo, subirà un inevitabile contraccolpo per l’emergenza sanitaria in corso, è quello turistico. E, in Lunigiana, il turismo si traduce, soprattutto, nella fitta rete di agriturismi e bed & breakfast, un fenomeno che ha avuto una grande fioritura negli ultimi anni. Ma per l’imminente stagione estiva già si registra un crollo dell’80% nelle prenotazioni, la stragrande maggioranza delle quali dall’estero, dall’Europa in particolare.

A rappresentare questa rete, con le sue 50 strutture ricettive affiliate sulle circa 200 presenti, è l’Associazione operatori turistici lunigiana (Aotl), presieduta dall’imprenditrice Giovanna Zurlo, che Il Tirreno ha interpellato in merito a un’estate che si preannuncia difficile a causa della pandemia da Covid-19. «Bisogna che ci facciamo coraggio, occorre avere positività», esordisce Zurlo, che vede una possibile occasione di resistere al peggio nella peculiarità delle strutture ricettive lunigianesi. «Abbiamo agriturismi che consentono di avere spazi all’aperto, abbiamo una meravigliosa natura e la giusta sensibilità per questa - continua - quindi, siamo favoriti rispetto ad altre zone d’Italia e abbiamo la possibilità di reinventarci un nuovo modello di ospitalità, che sia ancora più orientato al contatto con la natura attraverso percorsi a cavallo, in bicicletta e a piedi. Inoltre, invece che utilizzare le sale interne, gli agriturismi potranno sfruttare gli spazi esterni in modo che chi lo desidera possa regalarsi una vacanza o semplicemente un pranzo e una cena in totale sicurezza, magari sulla riva di un torrente o ai bordi di un giardino in fiore».

E questa sottolineatura sui pranzi e le cene non deve apparire marginale o di poco conto, poiché gli agriturismi che fanno anche ristorazione «saranno i primi a riaprire, con tutti gli adeguamenti indispensabili per garantire la sicurezza sanitaria contro il contagio». Rimane il fatto che l’imminente scenario estivo è tutto fuorché roseo. «Con l’80% delle prenotazioni in meno, ci auguriamo di potere recuperare qualcosa dal mercato straniero a fine agosto e a settembre. Di sicuro, e non possiamo fare altrimenti, punteremo tutta la nostra campagna di comunicazione per il 2020 sul mercato interno, sperando di avere presto qualche segnale positivo da regioni limitrofe come Lombardia ed Emilia Romagna. E attendiamo di vedere cosa faranno gli altri Stati europei dal prossimo 3 giugno, quali tipi di riaperture verranno fatte in direzione del nostro paese», aggiunge l’imprenditrice, la quale sottolinea che qualcosa si è mosso negli ultimi 10 giorni: «Qualcuno ha telefonato, dall’Italia naturalmente, c’è stato qualche timido segnale, anche perché gli italiani non prenotano con largo anticipo. Contiamo di attrarre famiglie, camminatori, amanti della natura, del trekking e dei sentieri».

Si cerca di essere positivi ed è giusto che sia così: «Gli agriturismi lunigianesi ce la stanno mettendo tutta, ma la maggior parte di questi rimarranno chiusi almeno fino a metà giugno. E non posso mettere la mano sul fuoco sul fatto che riapriranno tutti», conclude amaramente il presidente degli operatori turistici della Lunigiana. E sarà una bella botta anche dal punto di vista occupazionale, con diverse persone già in cassa integrazione e nessuna riassunzione, per ora, dei lavoratori stagionali. —

Gianluca Uberti
 

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