Il Tirreno

Massa-Carrara, in 148 in assemblea con i Caschetti Gialli Sos per la scuola

Daniela Marzano
Il crollo a gennaio 2020 nella scuola Pascoli che ha dato il via al movimento dei Caschetti Gialli
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Il crollo a gennaio 2020 nella scuola Pascoli che ha dato il via al movimento dei Caschetti Gialli

Tante voci nella videoconferenza: «Così non si va avanti». In primo piano i tagli agli organici e i problemi delle sedi

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Massa-Carrara

Sono stati 148 i partecipanti alla videoconferenza sulla scuola organizzata da alcuni suoi rappresentanti sulla scia del Comitato Caschetti Gialli, un movimento nato dopo l'ennesimo crollo di un soffitto del Pascoli che comprende tutte le componenti della scuola.

Erano presenti tutte le componenti della scuola: gli studenti, i docenti, i dirigenti, i genitori e non sono mancate rappresentanze sindacali come Fabrizio Rocca Cgil e Lucia Natali della Cisl. E’ intervenuta anche Fiorella Fambrini, nel suo ruolo ruolo di ex-dirigente, ex-assessore del Comune di Carrara e ora anche componente della Consulta delle Persone Disabili della Provincia e della Consulta per la Disabilità del Comune di Massa, essendo presidente dell'Associazione di Promozione Sociale Free Picasso che ha aderito alle due Consulte.  Relatrice è stata la docente Rosanna Liggio, che ha introdotto l’assemblea lanciando subito il problema più grave, il taglio di 34 docenti in organico distribuiti nei vari ordini di scuola “Un taglio del genere porta inevitabilmente ad un aumento di alunni per classe (il contrario di quello auspicabile per la ripresa a settembre), e andrà ad impattare sul mondo dei precari. La scuola non è una priorità per lo Stato, la didattica non potrà continuare ad essere “di emergenza” come è stata fino ad ora. Abbiamo fatto una petizione in rete che ha raccolto 900 firme in modo da fare pressione sul governo e le varie istituzioni affinché si dia centralità alla scuola».

Il problema delle “classi pollaio” (classi con numero alti di studenti) è sentito anche dagli studenti come testimoniato da Jacopo Evangelista, rappresentante degli studenti del liceo classico P.Rossi di Massa: «Il numero alto di studenti favorisce il contagio e poi fa venire meno quel rapporto importantissimo tra docente e studente che diventa difficoltoso con classi numerose. Avremmo bisogno si potesse ragionare sull’aumento degli spazi e sistemare quelli danneggiati».

Cristina Ronchieri, docente dell’Istituto Alberghiero, fa parte del Cobas scuola: «Abbiamo anche un problema di mancanza di spazi dignitosi ed edifici sicuri per tutti. Viviamo nell’incertezza più totale, sia sull’organizzazione che sul tipo di didattica in generale da attuare a settembre. Ci sono già tante iniziative a livello nazionale e tavoli a livello centrale, i sindacati lavorano e il governo ha la task force. Quello che dobbiamo fare noi, unitariamente, è riuscire a stilare una lista di richieste concrete, che prevede anche lo stanziamento di soldi».

Isa Zanzanaini insiste che «occorre far percepire a Roma che senza risorse stanziate non si posso gestire i problemi», così come il fatto che «senza garanzie di sicurezza e indicazioni precise sulla didattica non si può ripartire» affermano Lucia Natali della Cisl e Fabrizio Rocca della Cgil. Riccardo Bellé, docente di matematica e fisica al Liceo Scientifico Fermi, anche Rsu, sottolinea «il pressapochismo del ministero è assurdo, una leggerezza mai manifestata prima nel provare a cercare soluzioni senza capire la complessità della macchina scolastica. Il covid ci ha anche allontanato dai colleghi con cui confrontarci». La docente Francesca Nicolai dichiara che “tutta la scuola si sente abbandonata. Siamo ancora in attesa di indicazioni sugli esami, sulla valutazione, sull’inizio a settembre. Siamo una scuola pubblica, non una somma di iniziative private”.

I precari, come Lucia Bani, si sono lamentati del mondo del precariato e dei concorsi di imminente uscita. I genitori si sono lamentati sul peso della didattica a distanza a livello familiare ma anche di come incideranno i tagli sulla formazione delle classi. E’ il caso di Michela Bertozzi, genitore di un bambino iscritto alla scuola primaria di Castagnetola a cui hanno detto che non sarà costituita la classe prima senza motivazioni, mentre con lo stesso numero di iscrizioni in altri plessi accade. In questa “guerra tra poveri” si inseriscono i commenti sul degrado degli edifici, come dice Stefano Sommovigo genitore di due ragazzi alla Staffetti e al Pascoli: «Penso a istituti come l’alberghiero, alla manutenzione che manca dappertutto, ai soffitti che cadono. Chiediamo sicurezza». Enio Minardini, che lavora all’Opa e padre di uno studente, è preoccupato della soppressione della classe dell’infanzia ospedaliera. Poi c’è il mondo dei bambini 0-6 anni che è stato completamente trascurato. Chi è nella doppia veste di genitore e docente, come Giulio Milani, propone «una sostituzione degli spazi chiusi con una scuola diffusa, che prevede musei e biblioteche». Tutte le parti sono comunque d’accordo che si deve andare incontro ad un documento forte, unitario, con proposte concrete che possa mettere in luce tutte le difficoltà, da sottoporre tanto a livello nazionale quanto locale, ai sindaci responsabili degli spazi e in Toscana per gli organici. Prossimo appuntamento per la prossima settimana, con la stessa modalità di videoconferenza, per decidere una strategia comune da adottare.Daniela Marzano
 

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