Il Tirreno

tra storia e attualità 

Quel “grido di dolore” da Carrara al Piemonte tramite Sarzana

DAVID CHIAPPUELLA
Quel “grido di dolore” da Carrara al Piemonte tramite Sarzana

3 MINUTI DI LETTURA





CARRARA

Lo scorso 17 maggio il presidente della Regione Enrico Rossi ha emanato un’ordinanza in cui stabilisce che, previo accordo fra sindaci di Comuni limitrofi e comunicazione alle prefetture di riferimento, è possibile spostarsi anche fuori Toscana per recarsi nei comuni confinanti con quello di residenza.

Il problema, però, è che la Regione Liguria ha adottato un provvedimento non analogo a quello della Toscana, con il risultato di vanificare in parte l’accordo già firmato dal sindaco di Carrara Francesco De Pasquale e dal primo cittadino di Luni Alessandro Silvestri: se un carrarese si reca a Luni, infatti, può essere multato, mentre un lunense che sconfina a Carrara non è passibile di multa (degli ultimi sviluppi ne parliamo a pagina III).

Molti, commentando questo paradosso, hanno giustamente sottolineato il fatto che le province di Massa-Carrara e La Spezia sono da sempre due territori omogenei, profondamente integrati e collegati, che solo il Covid 19 ha imposto di separare.

In effetti la terra apuana e quella spezzina iniziarono a condividere lo stesso destino ben prima che l’Italia fosse unificata.

Proprio a Marinella, poi, al confine tra le due province, avvenne un episodio cruciale del Risorgimento, rievocato da Arrigo Petacco, scomparso nel 2018, nel libro “Ho sparato a Garibaldi”, scritto insieme a Marco Ferrari e pubblicato da Mondadori nel 2016. I due storici ricordano che nel 1857 il conte carrarese Emilio Lazzoni ed il fratello Carlo avevano promosso una nota sottoscritta da oltre duemila carraresi contro il dispotismo del duca di Modena Francesco V d’Este, che all’epoca governava anche su Massa-Carrara, chiedendo esplicitamente l’intervento del sovrano piemontese Vittorio Emanuele II.

Questa petizione, definita “un grido di dolore”, fu consegnata a Giuseppe La Farina, segretario della Società nazionale italiana, che alloggiava appositamente a Sarzana, nel novembre del 1858.

“Per non incorrere nei controlli estensi, -scrivono ancora Petacco e Ferrari nel loro libro - i Lazzoni e La Farina si incontrarono al Paradiso, una macchia fitta sul confine segnato dal fiumiciattolo Parmignola, allora terreno dei contrabbandieri tra i due Stati”, il Ducato di Massa e Carrara ed il Piemonte sabaudo, che comprendeva anche la Liguria. La Farina, presa in consegna la petizione, raggiunse La Spezia e quindi Torino, dove Vittorio Emanuele II raccolse l’appello dei carraresi nel famoso discorso al Parlamento del 10 gennaio 1859. “Non siamo insensibili al grido di dolore che da tante parti d’Italia si leva verso di noi”.

Queste le parole pronunciate dal sovrano sabaudo, che offrirono all’imperatore francese Napoleone III il pretesto per intervenire al fianco dei piemontesi nell’imminente Seconda guerra di indipendenza contro l’Austria, al termine della quale Toscana, Emilia e Romagna furono annesse al Piemonte.

Ma se a Firenze il granduca Leopoldo II lasciò il potere senza spargimento di sangue, in terra apuana il processo che portò all’Unità fu assai più combattuto e cruento. Da noi, infatti, il dispotismo estense terminò il 27 aprile 1859, quando le truppe ducali, inseguite dai carraresi lungo la via della Spolverina a Fosdinovo, furono coinvolte in un conflitto a fuoco che costò diverse vite. La provincia di “Massa e Carrara” (così si chiamava allora, senza il trattino, inserito nel dopoguerra quando la provincia di Apuania cambiò denominazione e non riprese però quella originaria), istituita il 27 dicembre 1859, fu la prima ad aderire al futuro Stato italiano.

DAVID CHIAPPUELLA

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera