Il presidio
L’imprenditore edile «Troppa burocrazia L’ecobonus al 110% è benzina nel motore»
Francesco Di Capita, titolare di “Ditta Cinquanta” di Tresana «Un po’ di paura resta, l’azienda deve rassicurare i dipendenti»
tresana
La ripartenza è iniziata ieri ma il settore edilizio, da due settimane a questa parte, ha ripreso la sua attività. Questo comparto dell’economia, con le nuove disposizioni governative, potrà beneficiare di alcuni bonus: il più importante è quello per la messa in sicurezza sismica e la trasformazione green degli edifici e delle abitazioni, diminuendo l’impatto ambientale e i costi di gestione per gli occupanti, con un finanziamento del 110% dell’importo. Una vera boccata d’ossigeno per le imprese.
Della ripresa delle attività e degli sviluppi futuri abbiamo parlato con Francesco Di Capita, giovane imprenditore e titolare della Ditta Cinquanta, con sede a Tresana. «Come tante imprese del nostro settore siamo stati fermi due mesi - esordisce Di Capita – siamo una piccola azienda, composta da due soci e due dipendenti. Abbiamo riscontrato alcune difficoltà, in particolare per la cassa integrazione dei nostri dipendenti, registrando la mancata erogazione in loro favore fino a oggi. In virtù di questo ho continuato a pagare gli stipendi, non si può lasciare due padri di famiglia senza risorse. Lo abbiamo potuto fare perché ne abbiamo solo due, una realtà più grande, con più dipendenti non credo che possa permetterselo».
Francesco di Capita fa il punto: «Ci siamo ritrovati catapultati in una situazione di grande emergenza, dal primo decreto a quello attuale sono state aumentate le dotazioni finanziarie, ma c’è ancora troppa burocrazia. Bisognerebbe snellire le pratiche per rendere le misure più efficaci». Nel lavoro di cantiere non è sempre facile mantenere il distanziamento sociale, entrano quindi in gioco i protocolli di sicurezza: «Alcune lavorazioni richiedono uno stretto contatto per essere portate a termine, ma abbiamo messo a punto nuovi piani di sicurezza che, dal punto di vista pratico, possono aiutare noi tutti ad evitare il contagio. Occorre, oltre a questi dispositivi di protezione, tenere sotto controllo la curva del contagio. La misurazione della temperatura corporea, l’utilizzo di guanti e mascherine aiutano a proteggersi. Bisogna comunque ripartire, se si ferma l’edilizia si ferma anche tutto l’indotto intorno: dai magazzini fino ai produttori dei materiali».
Quando il Governo chiudeva tutto il 9 marzo, la Ditta Cinquanta continuava a lavorare: «Avevamo tanti cantieri attivi, noi ci occupiamo di coperture e impermeabilizzazioni, non potevamo chiuderli e lasciare i clienti in uno stato di emergenza, con il lavoro non completato - sottolinea l’imprenditore - abbiamo richiesto le autorizzazioni al prefetto e abbiamo concluso, ma la preoccupazione più grande è sempre stata per la salute più che per il risvolto economico. I miei dipendenti soffrivano l’ansia e l’insicurezza delle prime settimane di pandemia, ma è l’azienda, attraverso i protocolli di sicurezza, che deve cercare di rassicurarli, adottando soluzioni che ne tutelino la salute».
Il pensiero ora va alla ripresa: «Sarà difficile ripartire poiché un po' di paura rimane, quando vai ad effettuare riparazioni in una zona che non ti consente il distanziamento sociale oppure è troppo affollata. Ci sono anche difficoltà per l’acquisto del materiale. Noi abbiamo ripreso la nostra attività due settimane fa: su 7 magazzini edili solamente uno era aperto». Il bonus per l’edilizia green e la sicurezza antisismica sono davvero una boccata d’ossigeno? «È benzina a cento ottani per l’edilizia. Consente al cliente di effettuare la cessione del credito a una banca che liquida l’importo alla ditta. L’istituto bancario verrà risarcito dallo Stato con un ricarico del 10% sul pagamento». —
cristiano borghini
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