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Don Gnocchi, esposto di Benedetti: «Situazione gravissima»
Alla base del documento anche una denuncia dei dipendenti inviata ai sindacati e alla direzione sanitaria
Massa
Stefano Benedetti, presidente del consiglio comunale di Massa, di Forza Italia, ha presentato un esposto sulla Don Gnocchi di Marina di Massa alla Procura della Repubblica; esposto nel quale riferisce anche di «testimonianza diretta dei dipendenti che hanno denunciato la situazione in modo molto particolareggiato, in un documento inviato a vari sindacati ed alla Direzione Sanitaria».
Benedetti sostiene che i casi di contagio avvenuti all’interno sarebbero stati «causati dalla negligenza dei dirigenti di tale struttura, come denunciato il 14 aprile dal Sindacato Nursind, il quale ha precisato che gli infetti alla Don Gnocchi non erano stati isolati ed il giorno 16 aprile, dal Segretario Regionale della Cisl Enzo Mastorci, che dichiarava pubblicamente che “alla Don Gnocchi il personale sia sanitario che tecnico, non ha mai usufruito dei dispositivi adeguati a tutela della salute propria e degli ospiti“. Infatti - aggiunge - sembrerebbe che i pazienti che sono stati spostati tra il Noa e la Don Gnocchi in quei giorni non siano stati isolati e abbiano continuato a fare vita sociale con gli altri pazienti. A fronte di questa drammatica situazione, il reparto cardio-motorio, è risultato essere stato infettato dal Covid-19, con il risultato che metà degli ospiti sono stati contagiati e spostati dal reparto solo il giorno 11 aprile 2020».
E, prosegue, « Dalle testimonianze dei dipendenti si ben comprende una condizione di paura e disagio, causata proprio da una gestione superficiale da parte della direzione. Infatti, fino al 13 marzo, quindi in piena emergenza, gli operatori hanno lavorato senza mascherine chirurgiche per la riottosità (scrivono loro) del Direttore a fornirle, ma non solo, allo stesso tempo, lo stesso, intimava al personale di non utilizzarle (sic!). Successivamente, il 16 marzo la direzione consegna le mascherine monouso da usare per più giorni ed il 23 marzo ne veniva consegnata una per ogni turno di lavorativo. Il 31 marzo la direzione comunicava al personale l’accertata positività al virus di una paziente ricoverata presso il reparto di neuromotoria. Da quel momento in poi, avrebbero dovuto scattare tutte le iniziative e le precauzioni aggiuntive previste, compresi i Dpi adeguati, ma ciò non è avvenuto».
Ricorda inoltre che dall’episodio di contagio della paziente n. 1, «è poi partita la sequela di contagi ; il 6 aprile chiude il secondo piano del reparto di neuromotoria e il 9 aprile anche il reparto di cardio-respiratoria. Il 10 aprile al primo piano di neuromotoria il bilancio è preoccupante con 21 pazienti contagiati ed un decesso al secondo piano; nel reparto cardio 12 paziente contagiati e 1 morto; 2 pazienti contagiati anche al primo piano. Alla fine gli operatori infettati dal virus risultano essere 32 circa e probabilmente solo la fortuna ha risparmiato gli operatori del primo piano. Oggi tutti i dipendenti vogliono tornare a fare il loro lavoro in un ambiente che tuteli la propria salute ed a ciascuno il suo ruolo».
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