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Arcelor Mittal lascia Taranto? Preoccupazioni alla Sanac
L’azienda massese ha ordinativi fino a dicembre da Taranto ma attende ancora i pagamenti delle commesse di inizio anni. E intanto all’ex Ilva torna la Cig
massa
Ripartono le fabbriche, ripartono anche le preoccupazioni sul futuro del tessuto produttivo apuano. È il caso delle sirti di Sanac, l’industria di refrattari legata a doppio filo all’ex Ilva di Taranto.
«È necessario accendere i riflettori sulla vertenza Ex Ilva e sulle prospettive industriali dello stabilimento di Taranto che riguardano a caduta anche il gruppo Sanac», dice Nicola Del Vecchio, segretario Filctem Cgil Massa Carrara. Da Taranto sono arrivati a Sanac gli ordini di materiale refrattario, ordini che vanno fino a dicembre. Ma, dice Del Vecchio, «ci risulta che sia in atto un braccio di ferro tra l’amministrazione straordinaria e Arcelor Mittal a causa del mancato pagamento delle commesse da inizio anno. Il rischio è che Sanac blocchi le spedizioni verso Taranto e visto che la produzione deriva per circa il 60% dagli ordinativi di Arcelor Mittal siamo molto preoccupati. Quello che si legge dalle cronache nazionali è che l’ex Ilva è allo sbando, lunedì i sindacati dei metalmeccanici hanno proclamato sciopero nello stabilimento di Genova e anche a Taranto le acque sono agitate dopo che l’azienda ha rimesso in cassa integrazione più di mille dipendenti, che si aggiungeranno ai 3.000 già in Cig, nonostante nei giorni scorsi fossero rientrati a lavoro. Senza contare che nelle lettere arrivate agli operai, non è indicata la possibilità di rientro in fabbrica».
A pesare sull’andamenti di »Arcelor c’è l’impatto del Coronavirus ma già nel primo trimestrel 2020, periodo non ancora soggetto all’impatto pandemico, Mittal ha registrato una perdita netta di 1,12 miliardi di dollari, riducendo del 22,6% il proprio fatturato. Il rischio, dice ancoira Del Vecchio, «è che si possa palesare un abbandono della presenza in Italia del colosso siderurgico, tutto infatti sembra paventare una lucida strategia per preparare il proprio disimpegno. Per questo è fondamentale che il Governo si attivi quanto prima al fine di rendere operativi gli obiettivi contenuti nell’intesa di marzo che prevede la possibilità di realizzazione di una partnership pubblico privata con l’ingresso di Invitalia nel capitale societario. Se entro novembre non si dovesse concretizzare quest’operazione il rischio è che con il pagamento della penale da mezzo miliardo Arcellor Mittal possa recedere dal contratto. Al momento non c’è traccia del piano industriale che dovrebbe portare ad una trasformazione della produzione in veste più ecologica dello stabilimento e le prospettive legate al settore siderurgico a livello globale preoccupano. Per questo ci siamo già attivati a livello nazionale per confrontarci con gli altri 3 stabilimenti e sollecitare il Ministero e soprattutto chiediamo alla società certezze sulle prossime settimane di lavoro. In questo periodo abbiamo sempre garantito la produzione anche a fronte delle difficoltà derivate dalla situazione emergenziale, non vorremmo trovarci nelle prossime settimane a gestire situazioni di crisi». —
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