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Addio a Stefano “Cochise” Cuore anarchico e ultras

Luca Barbieri
Addio a Stefano “Cochise” Cuore anarchico e ultras

Si è spento a 59 anni dopo una lunga malattia: aveva scelto il suo soprannome dal capo tribù dei nativi indiani. Era una colonna del tifo della curva Nord

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Luca Barbieri / CARRARA

I suoi compagni del circolo culturale anarchico “Gogliardo Fiaschi” di via Ulivi per ricordarlo hanno scelto anche un aneddoto con un dialogo. «“Me a t'voi ben, ma se t'tradis l'idea a t'sbuz” – diceva –. “Sì, o Ste, e se tradisci te?”», gli rispondevano. E lui, a quest'ultima domanda, replicava prontamente: «“A m'sbuz' da me”».

Si è spento dopo una lunga malattia nella scorsa notte, Franco Rossi, ma tutti a Carrara lo conoscevano con il nome Stefano – come si faceva chiamare –, detto “Cochise”, dal nome del noto capo tribù dei nativi americani. «È stato un compagno di poche parole e saldi principi, con la mente aperta e il cuore coerente ai propri ideali. Un compagno, che ha sempre raccontato che il nostro posto è in ogni caso a fianco dei più deboli. Un amico, che aveva sempre del tempo da dedicarti. Un guerriero che eri felice di avere dalla tua parte della barricata», continuano dal “Gogliardo Fiaschi”. Poche righe in nota, dense di significato per Stefano, 59 anni compiuti lo scorso 22 dicembre. “Cochise” era una persona conosciuta e apprezzata in città con quel soprannome che testimoniava l'interesse e il fascino verso lo spirito, il pensiero, delle tribù indiane come conferma difatti chi lo conosceva bene. Nato nella frazione di Torano, cresciuto in località Grazzano con la zia, aveva trascorso questi ultimi mesi nel centro di Carrara con la sorella. Un carrarino “doc”, che tanti descrivono e raccontano come un gigante buono, dal cuore d'oro, generoso e sempre pronto nel momento del bisogno. Sono stati moltissimi inoltre i messaggi social apparsi per dare un ultimo saluto a un amico, un compagno, un conoscente, almeno virtualmente. Viveva e frequentava le piazze, le strade, della sua città, a partire da piazza Gramsci, dove aveva lavorato in un banco al mercato. Ogni primo maggio, nel corteo anarchico, stringeva forte la bandiera rossonera. Rossi era inoltre un super tifoso dei colori giallo azzurri. Il suo cuore calcisticamente batteva per la Carrarese (e anche per il Milan). E proprio dalla curva nord “Lauro Perini” hanno voluto mandare un messaggio al compagno di spalti. «In questo giorno di tristezza – hanno scritto –, la curva nord “Lauro Perini” si stringe al dolore per la scomparsa di “Cochise”, storico tifoso giallo azzurro. Un abbraccio forte ovunque tu sia e che il nostro urlo possa rimbombar fin lassù: “Geronimo, Cochise, Nuvola rossa, tutti gli indiani alla riscossa”», le loro parole riprendendo uno dei cori della tifoseria. E oltre alla “nord”, anche la società di piazza Vittorio Veneto si è aggiunta al cordoglio. Negli ultimi anni Rossi, che lascia un fratello e due sorelle, si era avvicinato anche alla pittura tramite un grande amico, il docente Paolo Pratali. «Lo conoscevo da oltre quarant'anni – racconta –; ci lascia un amico, una persona buona, disponibile e generosa. Negli ultimi anni coltivava la passione per il dipinto e mi seguiva anche per varie mostre. Nei primi anni duemila una rivista, Tellus, gli dedicò un servizio dedicato agli anarchici». La bandiera anarchica in una mano, nell'altra quella della Carrarese e un cuore d'oro: oggi pomeriggio alle 14,45 a Turigliano, l'ultimo saluto. —

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