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«Presunzione di colpevolezza del datore di lavoro: aberrante»
massa-carrara
«Presunzione di colpevolezza, oltre al danno la beffa»: inizia così l’intervento del direttore di Confartigianato Massa-Carrara Gabriele Mascardi sulle responsabilità del datore di lavoro in caso di contagio del dipendente.
«Non posso esimermi dal manifestare preoccupazione e disappunto per alcune recenti disposizioni contenute nei decreti e nelle ordinanze regionali che, di fatto, sanciscono la responsabilità del datore di lavoro nell’evenienza di contagi riguardanti i propri dipendenti». In particolar modo si riferisce all’articolo 42 del decreto Cura Italia dove, al comma 2, si prevede che se un lavoratore è contagiato dal Covid-19 il caso è iscritto nel registro dell’Inail come infortunio sul lavoro. «Come si fa a stabilire che il lavoratore sia stato contagiato sul luogo di lavoro e non fuori? Perché questo automatismo? Per quale motivo il datore di lavoro dovrebbe assumersi responsabilità che di fatto non ha, in particolar modo quando gli standard previsti per il contenimento dell’epidemia sono rispettati?», si domanda Mascardi.
«È chiaro – prosegue – che la priorità assoluta sia quella della tutela della salute, ma ciò non deve stravolgere e pregiudicare le dinamiche dell’attività d’impresa e la serenità dell’imprenditore. Infatti si rischia di nuovo di cadere in un ginepraio giuslavoristico: ritenere a priori il contagio come infortunio sul lavoro automaticamente implica inevitabili contenziosi con le aziende che potrebbero portare a pazzesche sanzioni, in sede civile e penale, in quanto potrebbero configurarsi in capo al datore di lavoro varie ipotesi di reato dalle lesioni gravissime fino all’omicidio colposo. Certo, non è semplice dimostrare che un lavoratore si sia ammalato sul posto di lavoro. Il datore dovrà dimostrare di non aver mancato nei propri obblighi, ma anche il rispettare le misure per proteggere i propri lavoratori potrebbe non essere sufficiente. Serve uno sforzo ulteriore. E allora giù con gli scanner per la temperatura corporea, test sierologici, dispositivi di protezione, registri, consulenze e altri sciacallaggi del genere. Tutto rigorosamente a carico delle tasche del datore di lavoro». E anche questo, teme Mascardi, potrebbe ancora non bastare «e l’imprenditore esser dichiarato colpevole anche senza responsabilità soggettive, alla faccia della presunzione di non colpevolezza costituzionalmente sancita. Un paradosso, l’ennesimo. Questa inaspettata emergenza sembra avere conseguenze infinite, ha divorato la salute, l’economia, e ora anche le radici del diritto. Decreti e ordinanze si susseguono. Inefficienti, inadeguati e per certi versi anche insensibili e disattenti. Andrà tutto bene lo stesso? Continuiamo a sperare in un decisivo intervento, ma si faccia presto». —
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