Il Tirreno

La Chean punta anche sulla sanificazione

Daniela Marzano

Il titolare Sergio Chericoni: «Abbiamo aperto questa sezione di attività anche per tenere i contatti con i nostri clienti»

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Massa-carrara

Con la ripresa delle attività produttive, a seguito della chiusura imposta dall’emergenza Covid, è aumentata la richiesta del servizio di sanificazione degli ambienti previsto dalla legge.

Oltre alle cooperative normalmente dedicate ai servizi di pulizia, anche aziende come la Chean srl, azienda leader nel settore dello smaltimento amianto e coperture industriali, commerciali e civili di alta qualità, ha deciso di rispondere alla richiesta del mercato convertendo una parte dell’attività in servizi di sanificazione specializzata.

«Abbiamo aperto a marzo, ad inizio emergenza, il codice Ateco relativo a questa specifica attività – racconta il titolare della Chean Sergio Chericoni – per non stare fermi e per tenere in vita i contatti con i nostri clienti. La sanificazione di ambienti, uffici, spogliatoi, magazzini o negozi è comunque una attività affine alla nostra principale, dedicata alla bonifica e smaltimento, e abbiamo acquistato macchinari specifici, prodotti e Dpi di protezione. Non abbiamo fatto grandi investimenti, nessuno potrà stimare fino a quando ci sarà la richiesta dal mercato (che finirà probabilmente con la scomparsa del coronavirus), anche perché per la disinfezione generale bastano già i prodotti igienizzanti da sempre utilizzati dalle ditte di pulizia, sicuramente meno costosi di un intervento specifico di sanificazione. Al momento che vedremo che non ci sarà più la necessità probabilmente chiuderemo questo servizio».

Il Direttore Tecnico della Chean Ferdinando Cucurnia dà una idea in cosa consiste una vera e propria attività professionale di sanificazione: «L’importante è valutare bene la destinazione d’uso, il luogo dove si va ad intervenire. Noi ci atteniamo alle disposizioni della circolare 5443 del 22/02/2020 del Ministero della Salute, che prevede l’utilizzo di ipoclorito di sodio (candeggina) allo 0,1%, soluzione di etanolo (alcool) diluita tra il 62 e il 75%, perossido di idrogeno (acqua ossigenata) diluito allo 0,5% e in certi casi anche l’ozono. Dobbiamo considerare il prodotto che viene nebulizzato negli ambienti perché, ad esempio, l’ipoclorito di sodio è ottimo per servizi igienici, spogliatoi, locali piastrellati, pavimenti e tutte le superfici lisce ma non dove c’è del tessile, l’ozono non è indicato perché interagisce parecchio con l’atmosfera nella quale viene usato (ossigeno misto a particolato) e contribuisce a deteriorare tutta la componentistica elettrica. Sempre a seconda del luogo da sanificare utilizziamo pompe a bassa o alta pressione, manuali o carrellate, dotate di un compressore elettrico e serbatoio per la soluzione, in grado di creare una nube che satura l’ambiente. Ci sono macchinari che nebulizzano con particelle fino a 5 micron e altri che arrivano a 0,4 micron, generando nube o addirittura fumo, in modo che la soluzione non vada a bagnare carta o altri materiali. In base alla portata della macchina capiamo quanto tempo essa deve agire, per i classici uffici di 100 mq sono sufficienti un paio di ore». «Questa riconversione interna all’azienda – aggiunge Cucurnia - coinvolge circa il 20% del personale interno, opportunamente formato in seguito alla consulenza e incontri di aggiornamento con professionisti esperti in biologia e chimica».Daniela Marzano

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