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Assessore indagato a Pontremoli. È scontro aperto tra Ferri e Mazzoni
Si accende la polemica politica sull'avviso di garanzia (per abuso d'ufficio) ricevuto da Michele Lecchini
Pontremoli. Si infiamma a Pontremoli la polemica politica sull’avviso di garanzia inviato dalla Procura di Massa all’assessore al commercio Michele Lecchini per il presunto abuso d’ufficio nell’organizzazione della manifestazione podistica Francigena Half Marathon. E la situazione è degenerata a tal punto che sembra diventata una sfida personale tra il capogruppo di maggioranza, Jacopo Ferri e quello di minoranza, oltre che segretario comunale Pd, Francesco Mazzoni.
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Ad accendere la miccia è stato Ferri rispondendo all’attacco dei consiglieri di minoranza che chiedevano come mai né lui, né il sindaco Lucia Baracchini avessero avvertito il consiglio dell’avviso di garanzia recapitato a Lecchini. «Non mi meraviglio di Sordi, Bola e Battaglia che possono non conoscere le dinamiche di un’indagine – afferma Ferri – ma l’avvocato Mazzoni dovrebbe sapere che i procedimenti penali riguardano le persone, individualmente, e sono soggetti in fase di indagini al segreto istruttorio, oltre che ad ogni garanzia almeno sulla carta prevista dall’ordinamento. Ovvio quindi che nessuna comunicazione preventiva sia arrivata al sindaco o ad altri in merito a questa vicenda (a mio modo di vedere assurda e per la quale voglio esprimere la più affettuosa e la più convinta solidarietà a Michele Lecchini, essendo certo che sarà chiarita in ogni aspetto). Tantomeno era, di conseguenza, né possibile né dovuta alcuna informativa ai consiglieri di minoranza. Nessuno ha nascosto niente. Anzi, a quanto si legge è semmai l’opposizione, con le proprie mezze frasi, a sembrare molto più informata della maggioranza».
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«Non è escluso – continua il capogruppo di maggioranza - visto anche il suo irrequieto movimentismo politico, che Mazzoni si prepari a traghettare l’opposizione in un altro dei suoi viaggi verso nuovi lidi partitici: il livello di aggressività e di cattiveria gratuite evidenziano infatti una netta inclinazione al grillismo, unica area politica che gli manchi di frequentare ufficialmente. Questa amministrazione ha sempre lavorato e sempre lavorerà per la città, per il suo sviluppo e per la sua gente, senza nascondere nulla e cercando di dare le giuste risposte a tutti. Affrontando successi e insuccessi in piena trasparenza. I piccoli interessi particolari e la prassi indecente di negare o stravolgere la realtà riguardano al contrario proprio il subdolo modo di agire e di fare politica dell’opposizione. Sarà ancora e sempre la gente, per fortuna, a valutare la capacità amministrativa e l’impegno degli amministratori».
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La risposta all’attacco arriva direttamente da Mazzoni (che parla a titolo personale): «Ho cambiato partito e ho sbagliato, l’ho fatto a vent’anni, nella stagione in cui un ragazzo è alla ricerca della sua strada, nella vita come in politica. Io la mia strada l’ho trovata: sono nel Pd da poco meno di dieci anni e sono grato con tutto il cuore a questo partito e a questa comunità politica». Mazzoni continua accusando Ferri, «hai una condanna definitiva per tentata truffa aggravata e io no, il tuo pellegrinaggio politico è stato ben più lungo, ben più grave e ben meno disinteressato del mio, in quanto come consigliere regionale dapprima eletto nelle file di Forza Italia, sei passato addirittura da un partito ridicolo quale era Alleanza Federalista, per finire a sostenere l’Udeur di Mastella e il centro sinistra di Prodi. Tutto questo non a vent’anni, eri interessato solo a mantenerti ben imbullonato alla poltrona di consigliere regionale».
Tutte queste accuse, sostiene Mazzoni, per non «rispondere all’unica domanda: sapevi o non sapevi che un assessore della tua maggioranza aveva ricevuto un avviso di garanzia? Da quanto tempo lo sapevi? La nostra domanda era chiara, semplice, solo e soltanto politica: tu e il sindaco sapevate o non sapevate questa cosa? E il Sindaco non può certo pensare di continuare a dedicarsi solo alle inaugurazioni e ai discorsi in chiesa, per poi sparire quando è il momento di rispondere alle domande». —
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