Il Tirreno

il dibattito on line 

Marmo, gli ambientalisti bocciano il regolamento

Luca Barbieri
Marmo, gli ambientalisti bocciano il regolamento

Nel dibattito promosso da Athamanta, coro di contrari: «Gli estensori hanno tradito chi li aveva votati con la speranza di cambiare»

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Carrara

«No, il regolamento degli agri marmiferi comunali di Carrara così non va». Lo dicono (e ribadiscono) le varie associazioni che si sono riunite in un dibattito on line promosso da Athamanta, il percorso nato per la tutela delle Alpi Apuane. Certo, cambiano i punti di vista, forme e sfumature, ma la sostanza è quella e per rimarcarlo in coda ecco la proposta: ritrovarsi, per una conferenza, sotto il Comune, con mascherine e distanza di sicurezza prima dell'approvazione del testo che dovrà passare dal consiglio comunale. Alla fine davanti allo schermo erano in 60 circa, tra cittadini e varie associazioni: oltre ad Athamanta, online esponenti anche di Fridays For Future Carrara e la sezione di Pisa, Casa Rossa Occupata, Legambiente Carrara, Grig, Medicina Democratica (coordinamento toscano), Circolo Culturale Anarchico “Gogliardo Fiaschi”, Italia Nostra Apuo-Lunigianese, Coordinamento l'acqua di tutti, Associazione consumatori Adic Toscana, Accademia Apuana della Pace, Collettivo Studentesco Tirtenlá, Trentuno Settembre, associazione Muraperte, “L'altezza della libertà” e Tam Cai Massa. Ambiente e lavoro, premialità e filiera, comunità e concessioni: molti i temi snocciolati in un paio d'ore di incontro virtuale. E così si va dal «fermatevi» di Legambiente Carrara, che aveva già espresso molte perplessità sul testo quando era ancora una bozza parlando di un «regolamento a misura delle imprese, non della comunità», alla posizione del Grig. Nel mezzo, tra i vari interventi, la domanda di Athamanta: «Siamo ancora disposti ad accettare questo approccio da parte dell’amministrazione comunale che acconsente all'appropriazione della natura e dei beni comuni per convertirli in beni di consumo per l’accumulazione di capitale da parte di pochi? Vogliamo riprendere in mano la possibilità di immaginare una realtà differente in cui la dicotomia ambiente-lavoro si vada a sciogliere nella pratica di cura quotidiana; una realtà in cui a decidere dei beni collettivi e del futuro dei territori siano i cittadini e le cittadine, partecipi di decisioni circa le trasformazioni del territorio e delle sue esauribili risorse». «Gli estensori del regolamento, incapaci di assumersi responsabilità, hanno tradito chi li aveva votati con la speranza di cambiare il paradigma della dipendenza di Carrara dagli industriali più che dalle cave – commenta Alberto Grossi –: le norme insite nel documento non lasciano dubbi. Per motivi diversi questo ordinamento non soddisfa il pubblico vicino agli ambientalisti che vedono l'amministrazione soccombere rispetto al vero potere di Carrara che poteva essere respinto con un atteggiamento non remissivo».Luca Barbieri

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