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Carrara, il surfista: quanto mi è mancato il mare
Parla Giovanni Evangelisti: ho passato la notte insonne prima di rimettermi la muta, che bello risentire l’acqua salata
Carrara
Altroché “notte prima degli esami”, perché è difficile prendere sonno se sei un surfista e aspetti quel giorno, quello del rientro in mare, da quasi un paio di mesi. «Chi l'avrebbe mai detto, io così lontano dal mare...Non ho dormito la notte prima, mi sono messo la muta e in bicicletta all'alba sono andato al mare». Il racconto è di Giovanni Evangelisti, surfista carrarese di 28 anni, semifinalista nell'autunno 2019 nel campionato italiano Surfing Fisw in Sardegna. Quasi un paio di mesi fermo anche lui, lontano dalla sua tavola e dal mare, per via del lockdown fino a lunedì scorso quando anche per il surf è scattato il semaforo verde all'interno delle attività motorie e sportive. «Non entravo in mare da quasi due mesi. Per me, ma anche per molti altri, si tratta della prima volta in tutti questi anni: non siamo mai stati così lontani dall'acqua per così tanto tempo. Al di là dell'aspetto sportivo, era diventata una necessità ormai, sentivo proprio una mancanza di acqua salata», sottolinea. «Il surf - aggiunge - anche dal rapporto del Coni sugli sport è stato classificato come quelli a “rischio zero”. Ci si può cambiare a casa, sostare meno in spiaggia senza perdere tempo e mantenere le distanze sulla line up», ragiona. Giovanni parte all'alba, in bicicletta, già pronto per evitare di sostare troppo sulla spiaggia di Marina di Carrara e per andare direttamente in mare. «Non c'erano grosse onde, giusto per fare qualche remata, per riconnetterci con il nostro mondo, posso dire che è stata come una “rinascita” quasi. Per ora ha prevalso la voglia di tornare in mare, al di là delle condizioni e delle onde». «In queste settimane – va avanti – mi sono allenato come potevo, certe cose sono difficilmente replicabili, altre si possono più o meno fare. Ero preparato fisicamente, mi sono tenuto in forma all'asciutto diciamo, però il surf ha specificità, come la remata per esempio, che non possono essere davvero replicate fuori dall'acqua». Ma non è solo il lato sportivo a parlare. C'è anche quello dell'appassionato, quello che da molti anni ogni volta si reca in mare con la sua tavola. Una passione che da quasi quattro anni ha tradotto come insegnante con la scuola di surf Delta Nove. «Sì, mi mancava proprio la ritualità del mettersi la muta, del momento in cui entri in contatto con l'acqua. Ho fatto il conto alla rovescia praticamente e c'era tanta tensione, non ho dormito la sera precedente – ammette –. Poi dobbiamo anche considerare che le onde non ci sono sempre, è uno sport in cui bisogna cogliere il momento, non c'è niente di programmabile, se non aiutarci con le previsioni». E adesso, dopo i praticanti, si attendono l'ok e le eventuali disposizioni per le scuole, mentre tutte le competizioni sono di fatto sospese. «La nostra scuola è chiusa, aspettiamo le disposizioni anche per i circoli sportivi – conclude –. C'è stato un buon coordinamento tra tutte le associazioni del territorio che si occupano di surf per seguire la situazione e anche per dare delle facili e chiare norme di buona condotta». —l.b.
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