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Primo Maggio anarchico senza cortei, ma con i fiori
carrara
Nessun corteo, nessun canto – se non quelli nati spontaneamente in piazza Alberica –, niente bandiere, ma una precisazione: «Per noi il “primo maggio” è tutto l'anno». Per la prima volta nel secondo dopoguerra, a causa dell'emergenza sanitaria legata al Coronavirus, gli anarchici, come avevano annunciato, non sono scesi in piazza. Nella giornata del primo maggio nessuna manifestazione: quella che richiama molte persone ogni anno e che attraversa le strade del centro, da piazza Battisti a piazza Matteotti (Politeama), passando per piazza Alberica (alle lapidi ai Martiri del marmo e a Francisco Ferrer), al mosaico a Belgrado Pedrini, all'epigrafe per Giordano Bruno, alla lapide per Alberto Meschi e per piazza Sacco e Vanzetti. Ogni tappa il racconto, i canti e i garofani rossi. Nel primo maggio ai tempi del Covid-19 i fiori rossi sono stati messi spontaneamente nel centro e, inoltre, il circolo culturale anarchico “Gogliardo Fiaschi” ha aperto le sue porte nella sua veste di libreria del pensiero libertario tra mascherine, entrate contingentate (uno per volta) e gel disinfettante. Ed è da qui che arriva la riflessione. «È la prima volta dal secondo dopoguerra, ma abbiamo cercato di essere presenti e di rispondere con coscienza individuale e sociale. Il “primo maggio” però per noi è un bilancio consuntivo annuale, dove confrontare il nostro percorso politico quotidiano, fare il punto della situazione ricordando i temi cari: dallo sfruttamento dell'uomo alle morti bianche. Ci dispiace non si sia svolto nel modo e nelle forme conosciute, però la nostra attività politica non si esaurisce lì, a quel momento o quel corteo», fanno notare dal circolo Fiaschi da cui aggiungono: «Con il lavoro, una delle ultime nostre battaglie si concentrava proprio sulla sanità...». —l.b.
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