Il presidio
«Rilanciamo la lotta per il lavoro e i diritti dei lavoratori»
Carrara
L’Anpi Carrara in una nota osserva: «Quest’anno non sarà possibile ricordare il Primo Maggio con cortei, cerimonie, incontri e festeggiamenti come negli anni passati e come avviene ininterrottamente (dopo la fase del fascismo) da 75 anni in qua. E’ ragionevole. Il bene superiore della salvaguardia della salute di tutti, può e deve farci accettare questa limitazione, senza però dimenticare cosa il Primo Maggio significhi per il movimento operaio. Perché il Primo Maggio è nato come giornata di astensione illegale dal lavoro e di lotta, non come festa. Forte sempre, ovviamente, l’opposizione da parte del padronato anche dopo la guerra. Oggi - si aggiunge - pensiamo sia arrivato il momento di riscoprire e di ritornare alle origini di questa giornata, per farne di nuovo un’occasione per rilanciare le lotta per il diritto al lavoro, per i diritti dei lavoratori, per una maggiore giustizia sociale e per la partecipazione vera, concreta, diretta dei lavoratori, degli operai e dei contadini, dei disoccupati, dei lavoratori in nero, delle cassintegrati alla gestione del paese. I valori fondamentali del movimento operaio, giustizia sociale, lavoro per tutti, salari dignitosi, scuola e sanità pubbliche efficienti e all’altezza dei tempi, partecipazione, sono ancora validi e ancora devono trovare attuazione. La pandemia in atto ha dimostrato ancora una volta che i lavoratori, da quelli della sanità a quelli delle industrie e della grande distribuzione, restano i più esposti al pericolo». E si aggiunge: «Nell’agitarsi scomposto e violento, delle destre, in questi giorni, da chi suggerisce di sparare a chi canta Bella Ciao, da chi dà fuoco alle corone deposte sui monumenti alla resistenza, da chi esulta per l’impossibilità di celebrare in pubblico il 25 aprile, fino alle repressioni eccessivamente muscolari delle forze dell’ordine contro manifestanti antifascisti, noi, come Anpi e come antifascisti, leggiamo segnali pericolosi di preparativi per svolte autoritarie nei nostri ordinamenti politico-sociali. Il dopovirus - bisogna esserne consapevoli - non potrà essere un semplice ritorno alla normalità e al passato, ma richiederà un grande impegno di rinnovamento e quindi grandi lotte e grandi mobilitazioni: tutto deve cambiare e niente restare come prima se si vuole impedire che la democrazia venga sostituita da un regime, più o meno autoritario e che il paese deperisca e perda ogni ruolo tra i paesi industrializzati e in sviluppo», conclude l’Anpi Carrara.
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