Il Tirreno

l’appello al governo delle coop sociali 

«Moratorie degli appalti e proroga dei contratti Il rischio è il collasso»

Manuela D’Angelo
«Moratorie degli appalti e proroga dei contratti Il rischio è il collasso»

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Abbandonate, poi dimenticate,: sono le cooperative sociali, a Massa Carrara al collasso, e con un futuro nerissimo. Il Covid-19 ha reso impossibili tutte le attività “non essenziali” e dunque anche le cooperative sociali hanno dovuto rinunciare a molti servizi prestati. In cassa integrazione (per essere precisi loro hanno diritto al Fis, il Fondo integrativo di solidarietà) ci sono decine di lavoratori, molti dei quali sono soggetti svantaggiati che, probabilmente, non avranno nuove possibilità quando l'emergenza sanitaria sarà finita. Per questo le cooperative sociali di Massa Carrara hanno aderito ad un appello nazionale per il Governo: «chiediamo l’adozione, in tempi rapidi, di alcune misure a sostegno delle imprese sociali. La proroga dei contratti e delle convenzioni; la co-progettazione e moratoria degli appalti; la tutela dei lavoratori dei servizi del welfare e di quelli svantaggiati; appalti e concessioni riservate e sostegno fiscale e finanziario».

Per capire cosa sta accadendo al mondo della cooperazione sociale locale abbiamo intervistato Lucia Astegiano della Foglia del tè e Antonella Oronte della cooperativa Di Vittorio, due grandi donne-imprenditrici in prima linea, anche in questo momento così difficile.

La Di Vittorio, oltre 1000 soci in tutta la Toscana e diversi importanti appalti in tutte le province, nel dramma generale ha mantenuto i servizi agli anziani nelle Rsa, limitando il danno al 40% di lavoratori in Fis nella provincia di Massa Carrara: «È vero ci stanno salvando le Rsa, dentro cui siamo considerati servizi essenziali- spiega Antonella Oronte- ma abbiamo perso i centri diurni, le attività nei nidi, alcuni servizi domiciliari. In provincia lavoravano 127 persone, che sono 127 famiglie da sfamare. Quasi la metà oggi è senza una occupazione e non sappiamo cosa accadrà ad emergenza finita, perché le nostre attività andranno tutte riviste. Chissà se potremo riaprire un centro diurno con le modalità del passato, o se andrà ripensato l'intero sistema».

La Foglia del tè è una cooperativa di tipo B che impiega lavoratori svantaggiati, carcerati, tossicodipendenti, persone con handicap e disturbi di salute mentale. I 20 lavoratori sono tutti in cassa integrazione; il 70% dei servizi è stato sospeso a causa del Covid. “«Perdere il lavoro è una tragedia per chiunque- spiega Lucia Astegiano- ma per una persona che in quelle poche ore di lavoro vedeva l'unico sollievo ad una vita difficile e a tratti crudele, è devastante. Per chi soffre di certe patologie, non avere più una attività comporta stress, ansia, attacchi di panico. L'emergenza Covid, per noi, si trasformerà in una emergenza psichiatrica».

La Foglia del tè ha perso quasi la totalità dei servizi, a parte la movimentazione di arredi e attrezzature sanitarie tra i 4 ospedali che dovevano essere allestiti per il Covid: «Molti servizi, come il verde pubblico, erano a scadenza e quando sarà possibile dovremo partecipare a nuove gare di appalto, senza essere sicuri di vincerle ovviamente». —

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