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«Il 25 aprile ci insegna sempre a pensare al bene comune»
massa-carrara
«Si capisce bene perché, per l'onorevole postfascista, la celebrazione della Liberazione non abbia senso, perché ne ha paura ma, per noi che veniamo dalla Resistenza e dall'antifascsmo, la celebrazione del 25 aprile significa riprendere quel cammino di liberazione che non è stato ancora percorso». Questo è l’unico accenno che l’Anpi di Carrara fa alle polemiche dei giorni scorsi, quando don Franceschini si era chiesto come mai erano state autorizzate le cerimonie in piazza per il 25 aprile e le chiese fossero ancora chiuse, un dibattito acceso anche dal presidente del consiglio comunale di Massa, Stefano Benedetti, che oltre a chiedere lumi al prefetto (ma l’autorizzazione è arrivata direttamente dal ministero) aveva rivolto parole non proprio tenere nei confronti dei partigiani riuniti nell’Anpi.
Che nella polemica provano a non entrarci: «Ci si deve domandare quale senso abbia questa cerimonia e celebrazione di un grande momento storico popolare, senza alcuna preparazione, davanti a così poche persone e in un momento cosi difficile - scrive l’Anpi - che per certi versi ricorda i tempi della guarra, ma anche in tempo di guerra ci si preoccupava di pensare, di progettare il futuro, di fare memoria o di far festa. Questo è necessario anche oggi. Siamo minacciati da un male invisibile e potente, siamo stati costretti a limitare i nostri diritti fondamentali, attendiamo con ansia il momento in cui la pandemia sarà debellata. Però già ora sappiamo quali problemi gravissimi dovrà affrontare il paese. Ci sarà bisogno, come dopo la guerra, di ricostruirlo, di rinnovarlo, di cambiarlo radicalmente. Oggi la festa della Liberazione ha qualcosa da insegnarci anche sul virus e il dopo virus. La Liberazione è per sempre. Ieri ci siamo liberati da un regime criminale che ha distrutto l'Italia, oggi dobbiamo proseguire e fare quello che non è stato fatto allora. Questo è il significato della celebrazione e festa nazionale. E ci insegna anche a come restare umani, anche in situazioni estreme e difficili, come l'attuale, quando c'è il rischio che ognuno voglia pensare solo a se stesso e alla sua parte e non al bene della collettività», chiude l’Associazione partigiani. — l.s.
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