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Tante analogie con allora, è diversa la guerra
Ieri mattina a Carrara c’era anche il partigiano Mori, 97 anni. «Il virus ha scoperto le mancanze nella sanità e nel lavoro»
carrara
Quel 25 aprile del 1945 se lo ricorda bene, a distanza di 75 anni: ricorda una «luce» sul viso delle persone in festa per la Liberazione. Ricorda i sorrisi e gli abbracci tra quei corpi consumati dal periodo bellico, dalla fame e dalle durissime condizioni di vita. Giorgio Mori, partigiano, ha 97 anni e anche a questo 25 aprile ha voluto esserci fortemente. Una manifestazione ai tempi del Covid-19 tradotta con “zero” assembramenti, poche persone, tutte a distanza e tutti con la mascherina a cantare “Bella ciao”, durante l'alza bandiera di fronte al Comune. Un'emergenza sanitaria che ha scomodato il dizionario bellico.
Mori ieri non poteva mancare e già prima dell'appuntamento era in piazza Due Giugno con il fazzoletto rosso legato attorno al collo, con indosso la mascherina. Con lui il sindaco Francesco De Pasquale, il presidente del consiglio comunale Michele Palma e gli altri rappresentanti dell'Anpi apuano, Nando Sanguinetti e Alessandro Conti. «Mi ricordo benissimo il 25 aprile ’45, ma soprattutto ricordo la luce della gente che ci accoglieva e che ci abbracciava. Una luce diversa, su facce che non mangiavano da mesi. La luce della libertà», dice Mori che dribbla la definizione di “eroe”, ma che resta un simbolo della storia carrarese (e non solo). «Una ricorrenza inaspettata – commenta il sindaco – perché nessuno si sarebbe immaginato fino a qualche mese fa una situazione del genere. Pensare alla giornata di 75 anni fa, a quello spirito, ci deve dare sostegno per l'oggi per avere lo stesso spirito di solidarietà. Oggi il nemico è diverso, la solidarietà e lo spirito di squadra sono gli unici modi per vincerlo, per essere più forti, per tornare liberi di goderci affetti, città e abbracci quotidiani».
«Questo giorno arriva in un momento in cui abbiamo capito quanto il nostro mondo sia interconnesso, spero si capisca che non possiamo essere liberi se non lo sono tutti gli esseri viventi del mondo», aggiunge Palma. Poi il turno dell'Anpi, con la bandiera e le parole in video. Sanguinetti e Conti raccontano della Liberazione vissuta al tempo da bambini e associata a cibo, libertà e fine della paura. C'è però chi ha sacrificato la vita, per «un'Italia diversa, con giustizia sociale, diritti e tutele prioritari. Ebbene, con grande amarezza, questo virus che non si vede, ha scoperto le mancanze che ci sono state e che ci sono in alcuni segmenti della società: sanità, lavoro, giustizia sociale». Ecco perché, concludono, il 25 aprile «deve essere come un seme». —
luca barbieri
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