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«Per la sicurezza manca il dialogo sul territorio»
massa
Il segretario della Cisl provinciale Andrea Figaia in una lettera dai toni accorati fa il punto della situazione nel mondo lavorativo al tempo del Coronavirus. E si scaglia contro chi vorrebbe riaprire in anticipo sui tempi.
Fa una lunga anafora per raccontare a volo di uccello le tante mancanze registrate dalla Cisl negli ultimi due mesi. «Ho parlato con chi ha vissuto ore infernali tra cadaveri nelle bare e cadaveri nei letti e morenti senza respiratore, in una rsa, in Lunigiana, non nella bergamasca; ho parlato con chi ha visto le silenziose grida - blu - nel silenzio della notte, delle ambulanze, fuori della Rsa, per il 'trasporto' dei malati edefunti; ho parlato con parenti di degenti anziani chiusi nella rsa , in attesa, e poi, dopo, senza poter rivedere il proprio congiunto; nemmeno da morto, nemmeno al camposanto; ho parlato con chi ha avuto il coraggio di andare a disinfettare la rsa quando la Asl ne ha dovuto prendere il controllo;ho parlato con chi è andato al nostro ospedale, senza i presìdi che non solo la legge ma anche il buon senso ed il diritto alla salute impongono; ho parlato con chi non si è buttato in malattia quando le cose collassavano in una importante Fondazione, a Massa, diventando quindi positivo/a, ma a testa alta; ho visitato alcune fabbriche che cercano di riorganizzarsi dopo avere subito la rapidità del virus, dove ha colpito duro, trovando impreparato chi doveva proteggere gli operai; ho parlato con operai che stanno andando a fare ' un pò di manutenzione, sanificazione a finire il container 'senza mascherine, o con mascherine inadatte».
Poi una stoccata al prefetto, Paolo D’Attilio. «Ho litigato con il signor Prefetto, che non chiamo Sua Eccellenza, perché ha avuto un atteggiamento troppo notarile forse acquiescente verso le imprese; non a mio avviso super partes».
E la chiosa polemica sulle ripartenze:«Dove inizia il diritto di una impresa a riprendere l'attività, in un contesto ancora non risanato, con la Lunigiana vicina allo 0,9 nel rapporto tra contagi e popolazione, e dove finisce il diritto di un lavoratore ad operare in sicurezza? Ecco questo confine non lo vedo, non c'è, non si può neppure programmare, vedo, sembra, perché non si parla di confronto. Qualche accordo nazionale quadro, generale, su cui non ci si può sciacquare la bocca, non declinato, poi, con intesa nel territorio e quindi nella pratica quotidiana». —
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