Il Tirreno

«Mi batterò per il suo sogno Fivizzano Mare»

La giornalista e scrittrice Nicla Ghirone interviene in memoria di Gino Chinca 

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Il ricordo

Nicla Ghironi, giornalista e scrittrice, ha scritto un ricordo personale del professor Gino Chinca, suo insegnante di ginnastica alle medie a Fivizzano, nell’edificio dove ora ha sede la polizia urbana.

«La mia vita è avvenuta altrove - scrive - ma da quando ho deciso di tornare a morire nel luogo della mia nascita, incontravo spesso il prof, uomo molto bello elegante e colmo, un colmo che s’intuiva, prima ancora della conoscenza, la sua andatura, il suo tratto, il suo sguardo diretto e limpido, i suoi timbri suasivi, un signore, che racchiudeva le mie categorie preferite, quelle kantiane di ètica ed estètica. Quando m’incontrava, mi dava del lei e s’inchinava leggermente... pur ricordando la mia estrèma pigrizia verso la sua disciplina, di cui oggi mi pento, ma col senno di poi le castagne non s’arrostiscono, in un nostro casuale incontro, ebbe a dirmi d’aver letto il bell’articolo scritto dal giornalista Massimiliano Lussana sul Giornale in mèrito alla morte di mio marito, “non sapevo che suo marito fosse un giornalista Rai e che scrivesse libri sulla lingua italiana e non sapevo nemmeno del padre di suo marito”. Il prof Chinca era rimasto attratto dal fatto che il prof di tedesco Achille Magni fosse stato assessore alla cultura del Comune di Milano subito dopo la liberazione che ha avuto come sindaco il socialista Antonio Greppi, saggista e commediografo; “il prof Magni” comunicai al prof Chinca “era un fervente mazziniano, uomo molto rigoroso e colto, così tanto da proporre in Giunta, come primo atto di una Milano devastata, la ricostruzione della Scala, la Scala, il fulgido emblèma di Milano. Lui e tutta la sua famiglia non desideravano comparire, ma fare, umiltà e competenze, come le sue, prof Chinca”. Da cotesto piccolo incipit, è nato un bel dialogo col prof Chinca sulla politica, fatto da un uomo appassionato del suo essere sociale, ci siamo messi a parlare, in piedi e dirimpettai nella piazza Medicèa ed ebbi la fortuna di ascoltare il largo pensiero politico del mio antico prof di ginnastica, un pensiero che andava oltre l’amministrazione quotidiana della politica e mi parlò del suo sogno, quella Fivizzano Mare mai realizzata, lui aveva compreso che nessun sviluppo era possibile per l’amato luogo di nascita senza un utile sbocco viario, un’opera, mi diceva, in grado di far uscire Fivizzano e tutto il Comune dalla sua nicchia “il nostro Comune è come una culla” mi diceva “ ma dalla culla, nel tempo si alza il bambino”. Io rispondevo che, in tal senso a Fivizzano non vi erano più volontà e culture in grado di comprendere “io ho sempre sentito dire nella mia famiglia di origine che a Fivizzano qualsiasi idèa che sforasse dal contesto tribale del capoluogo, veniva combattuta ed eliminata”. Il prof Chinca aveva sorriso alla mia sortita, un sorriso consapevole e dolente. Con lei se ne va il pezzo migliore della sostanza fivizzanese, mancano pochi altri e Fivizzano cadrà nell’oblio o peggio nella massa indistinta della politica politicante. Mi dispiace non poterle trasmettere questa mia convinzione. Addio prof. la mia ammirazione e il mio dolore, a nome suo, se me lo permette, mi batterò, con tutti i miei limiti, perché la Fivizzano-Mare sia attuata».

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