Il Tirreno

«Vi racconto la povertà dietro quelle porte chiuse»

Manuela D'Angelo
«Vi racconto la povertà dietro quelle porte chiuse»

Claudia, volontaria di “Massa con te”, consegna pacchi di alimentari alle famiglie in difficoltà. “C’è chi davvero non ha soldi per mangiare. Tanta vergogna e dignità”

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massa

«Andrà tutto bene. Per chi ha soldi. Lo ha detto qualcuno prima di me, lo so, ma da quando faccio la volontaria, durante questa pandemia, me ne accorgo ogni giorno di più». A raccontare come si sta al di là delle porte chiuse, che si aprono sempre con timore, da cui spuntano volti stanchi e occhi che si vergognano, è Claudia Mecchi, volontaria dell'associazione “Massa con te”, nata l'anno scorso per aiutare le famiglie indigenti della città. «

Raccogliamo generi alimentari, scatolame, latte, uova, pane, pannolini, prodotti per l'igiene del corpo. Tutto quello che ci viene donato dai supermercati, dal Banco alimentare, dalle associazioni di categoria, noi lo impacchettiamo e lo portiamo alle famiglie che ci hanno chiesto aiuto. Prima del coronavirus seguivamo 130 famiglie massesi. Oggi sono diventate 180».

L'associazione fa tutto da sola: un furgoncino porta i viveri a casa della gente che non sa cosa mettere in tavola: «Padri in cassa integrazione- racconta Claudia- che facevano fatica già prima dell'emergenza e che ora ricevono metà dello stipendio. Uno ha tre figli a carico. Non riescono a mangiare, perché il padrone di casa ha preteso l'affitto. L'altro giorno però mentre mi organizzavo al telefono con una giovane donna malata, per portargli un po' di spesa, lei mi ha pregata: “Mi vergogno a chiedertelo, ma mi serve la carta igienica”. Me lo ha detto con una voce rotta in gola».

Il lavoro dei volontari di “Massa con te” in queste settimane è stato incessante: «Abbiamo portato anche 30 sacchi di spesa in un giorno. Suoniamo ai citofoni, qualcuno ci chiede di lasciare tutto nel pianerottolo, o addirittura per strada perchè hanno paura di contagiarci, o di essere contagiati. Si apre la porta a fessura, ti vedono con la loro cena, ti sorridono con gli occhi, perchè la bocca è coperta dalla mascherina. Sanno- continua Claudia- che non abbiamo la disponibilità di soldi, non possiamo pagare le loro bollette, però qualcuno a volte ci prova. Negli ultimi pacchi c'erano anche la uova di Pasqua, donateci da Confimpresa. Le abbiamo come fosse un grande regalo. Non lo era. Nonostante la paura del virus, quei giorni prima di Pasqua le mamme facevano affacciare dalle porte i loro figli: “ringraziate la signora per la cioccolata” dicevano; e i bambini educati rispondevano “grazie”. Un tuffo al cuore per noi».

I racconti sfuggono alla paura del contagio e qualcuno si lascia andare a qualche chiacchiera sul pianerottolo: «Non riesco a far studiare mio figlio, perché non abbiamo il wifi mi ha confessato una mamma. E come potrebbe essere diversamente- continua la volontaria - Se non hanno i soldi per fare la spesa, non hanno neanche quelli per una connessione decente. Le scuole hanno fornito i computer, ma nessuno gli paga internet. Qualcuno ci ha chiesto se potevamo acquistare schede giga, per aiutare i bambini a studiare. Ho conosciuto- continua- una vera comunità della povertà massese».

Il presidente dell'associazione è Giuseppe Cagetti, consigliere comunale che sull'operato dei suoi volontari ha sempre voluto mantenere un profilo basso: «Vorrei dire solo una cosa alle famiglie che stiamo aiutando. Non dovete vergognarvi. Si deve vergognare chi vi sta ignorando, o chi crede di fare politica sulla vostra fame. Noi continueremo a portare un piccolo aiuto finché ce la faremo, orgogliosi che il volontariato, non solo il nostro, stia sopperendo alle mancanze dello Stato italiano». —

Manuela D'Angelo

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