Il Tirreno

Le educatrici Nausicaa chiedono di lavorare

L’appello delle rappresentanti sindacali della Cgil: «I danni al bilancio comunale non vanno salvati sospendendo servizi»

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carrara

Con l'emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 il ministro dell'Istruzione ha deciso di sospendere la normale attività didattica ed attivare la didattica a distanza, di conseguenza molti dipendenti di Nausicaa s.p.a sono stati costretti ad accedere agli ammortizzatori sociali. «Come Rsa vorremmo porre l'attenzione su un servizio che secondo noi poteva continuare ad essere attivo, seppur con orario ridotto: ci stiamo riferendo all'assistenza socio-educativa, territoriale e scolastica», scrivono le rappresentanti sindacali Cgil delle lavoratrici.

L’interruzione del rapporto con gli studenti potrebbe creare difficoltà a venire. «Pensare che rapporti creatisi in anni, come quelli che intercorrono tra educatori ed utenti, si possano di colpo interrompere, non corrisponde a nostro avviso ad una scelta sensata. Quotidianamente, dalla chiusura dei servizi del 3 marzo, gli educatori richiamano la nostra attenzione sul fatto che i loro utenti, cosi come gli insegnanti, con i quali fino alla chiusura delle scuole hanno collaborato, li contattano per svariati motivi: per organizzare e gestire il lavoro portato avanti, per trovare soluzioni su come adattare la didattica alle competenze dei ragazzi o semplicemente, ma non meno importante, per ottenere supporto psicologico. Questo si traduce in un’attività costante che gli educatori sono chiamati a svolgere».

«Abbiamo a che fare con persone e con relazioni che richiedono cura ed attenzione particolare. Per gli educatori è sconfortante rilevare che questo non è tenuto in considerazione. Ci domandiamo se i dirigenti scolastici ritengono che il lavoro svolto dagli educatori all'interno delle loro classi sia realmente efficace, o sia solo utile a riempire un vuoto che con il loro personale non riescono a colmare, perché nel primo caso ci saremmo aspettati che avessero fatto pressione e richiesta di proseguimento del servizio. La fragilità dei ragazzi disabili e delle famiglie necessita di un costante supporto e vicinanza relazionale, anche per non perdere in molti casi il lavoro svolto in precedenza», aggiungono le rappresentanti dei lavoratori.

In seguito al primo Decreto ministeriale del 3 marzo Nausicaa ha avuto numerosi incontri con le organizzazioni sindacali. E le lavoratrici chiedono forme di lavoro che garantiscano la continuità di rapporto. «Come organizzazione, fin da subito abbiamo proposto di attivare la modalità di lavoro in remoto. Il 7 aprile siamo arrivati alla stipula di un accordo con il quale l'azienda si impegnava a: dare mandato ai propri dipendenti coordinatori di effettuare una ricognizione dei casi di educativa scolastica e territoriale attualmente sospesi; valutare la possibilità di programmazione e progettazione dei centri estivi in vista di una ripresa degli stessi, anche attraverso forme alternative di attuazione; programmare la formazione a distanza per il comparto educatori e non solo (Operatori socio assistenziali, Cuochi, Autisti e Accompagnatori di scuolabus).Ad oggi sappiamo che nessun progetto educativo è stato attivato. Pertanto chiediamo al Comune e in particolare all'assessora Galleni e all'assessore Marinelli se hanno la volontà politica di salvaguardare un'utenza fragile, già duramente colpita dalle restrizioni imposte dai vari decreti, se i danni al bilancio delle casse comunali possano essere arginati dalla sospensione di alcuni servizi». —



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