Il Tirreno

«Ristorazione in ginocchio e posti di lavoro in fumo»

Sara Lavorini
«Ristorazione in ginocchio e posti di lavoro in fumo»

Parla Antonio Morelli, presidente dell’associazione Cuochi di Massa Carrara: abbiamo subito danni economici enormi, il settore dovrà essere ridimensionato

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massa carrara

Il mondo della ristorazione, è evidente, è tra i più colpiti dallle restrizioni imposte per contenere la diffusione del Covid-19. La crisi del settore turistico-alberghiero, che ha già registrato anche in terra apuana la totalità delle disdette delle prenotazioni fino a dicembre, non riuscirà a garantire il lavoro a tutti gli stagionali. Il servizio di consegne a domicilio, attivato da molti i professionisti della cucina non sta generando i risultati sperati e perfino Antonio Morelli, presidente dell’associazione Cuochi di Massa Carrara, si dichiara estremamente preoccupato per il futuro dei lavoratori. «La situazione è drammatica per il nostro comparto, la provincia di Massa Carrara ha nel turismo un importante fonte di reddito. Molti si sono organizzati con l’asporto, che può essere una soluzione, ma ha bisogno di programmazione e professionalità. Per fare un esempio – spiega Morelli - non è che io nel mio locale faccio un piatto di spaghetti e lo metto in un contenitore e lo porto al cliente: servono mezzi adatti e appositi contenitori».

È la stagione estiva con l’emergenza coronavirus, prevede lo chef apuano, sarà «tragica»: nella provincia di Massa Carrara si contano circa 18/20 mila attività tra dirette e terziario che operano nel turismo, considerando anche l'occupazione che danno le zone limitrofe. «Penso a quei cuochi, camerieri, receptionist tutti apuani, che operano in Versilia... sono numeri altissimi che quest’anno non troveranno occupazione. Alla luce di tutto ciò – continua Morelli - sicuramente molti, pensiamo solo agli hotel che aprono esclusivamente per il periodo primaverile ed estivo, hanno già perso la Pasqua, il ponte del 25 aprile e il 1° maggio. È un danno enorme. E poi i ristoranti, pizzerie, gastronomie, stabilimenti balneari, mense (non credo che le scuole riprenderanno), bar. Ripeto sono numeri che fanno paura».

La Federazione Italiana Cuochi in collaborazione con la Federazione Italiana pubblici esercizi e l'università San Raffaele di Roma, i primi di aprile ha sottoscritto un “Manifesto dell'Ospitalità e della Tavola” che pone al centro dell’attenzione la condivisione di punti essenziali per la ripartenza: il “Benessere” che in fase di convivenza con il virus dovrà essere garantito dalle istituzioni fornendo alle strutture un decalogo un con linee guida comuni sulla sicurezza e la prevenzione sanitaria, la “Pluralità” delle proposte progettando nuovi modus operandi, la “Territorialità” che sarà un elemento trainante nella ristorazione post covid-19, la “Condivisione” della cucina italiana che dovrà sforzarsi di superare un individualismo e valorizzare l'offerta, la “Sensorialità” che trova nell’ esperienza del gusto del cibo un elemento attrattivo per ogni ospite e la “Convivialità” per curare l'accoglienza nei minimi dettagli.

«Credo che, inevitabilmente, ci sarà un ridimensionamento, spero si torni a consumare più prodotti locali e italiani, che si lasci da parte l'autocelebrazione per fare veramente qualcosa che faccia la differenza. Si dovranno riorganizzare – conclude Morelli – tempi, spazi e modi del servizio, ma siamo una categoria abituata a mettersi continuamente in discussione, per essere all'altezza della situazione. Cambieranno molto le abitudini delle persone e i costumi, ci sarà necessità di una riorganizzazione generale. Noi ci stiamo già impegnando per la ripartenza e speriamo che i danni economici non porteranno alla chiusura definitiva di tanti esercizi che oggi sono in estrema difficoltà». —

Sara Lavorini

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