Il presidio
Un bagno per 14 e i fornelli nelle camere
Uno degli ospiti racconta la vita nella residenza in via delle Tortore: «Qui la vita è impossibile. Ho paura per i miei figli»
massa
Cinque famiglie con un solo bagno in comune, niente cucina, nessun accesso ad internet per i bambini, assenza di sistemi antincendio.
Un’emergenza abitativa a cui si somma quella sanitaria, che ha un residente della struttura, a lanciare un grido di aiuto per i suoi figli e per gli altri inquilini. Nata nel 2014 come soluzione temporanea, la residenza sociale si trova in Via delle Tortore alla Partaccia, dentro la vecchia scuola, ed attualmente ospita quattordici persone in un ambiente precario: il bagno alla turca è spesso sporco e senza chiusure di sicurezza, le docce sono solo due, il lavandino viene utilizzato per le più disparate mansioni, dal lavare le stoviglie fino alla biancheria intima.
«Vivo in questa struttura da tre anni con mia moglie e i miei figli - racconta l’uomo - siamo stati fino a ventidue residenti, qua abita da cinque anni un uomo di sessant’anni che è in emergenza da circa undici, dicono che vogliono portare un’altra famiglia; come si può portare un’altra famiglia se mancano i servizi essenziali per quelli già presenti? Di questi tempi abbiamo molta paura: circa un mese fa temevo avessi il Coronavirus, ma nessuno è venuto a controllare. Qualche giorno fa sono passati a distribuire la mascherine nella zona, ma ci è stato detto che non potevamo averle. Allora come faremo per fare la spesa? Io sono molto preoccupato per i miei figli».
I figli, a cui è stato dato un tablet per seguire online le lezioni, non possono accedervi perché manca la connessione ad internet nella struttura. I pochi soldi che la famiglia percepisce attraverso il reddito di cittadinanza vengono utilizzati per altre spese, come i medicinali, le esigenze dei bambini e appunto la “spesa”, che ogni tanto viene offerta da qualche volontario.
La cucina rappresenta un altro tasto dolente per gli inquilini: questi devono ridursi a cucinare nelle proprie camere, spesso affollate, utilizzando fornelli elettrici. Manca l’acqua in camera, e quindi l’unica soluzione è utilizzare quella delle bottiglie. Non essendo contemplata una cappa fumaria, l’unica soluzione per evitare la stagnazione di odori è quella di cucinare con le finestre aperte, sia d’estate che d’ inverno. L’umile stanza a sisposizione della famiglia è densa di oggetti e con poco spazio calpestabile: qualche armadio, un tavolo da pranzo e i letti occupano i neanche venti metri quadrati a loro disposizione. Decisamente troppo poco per un nucleo di cinque persone. Per garantire un minimo di privacy alla figlia più “grande” (è adolescente), un lenzuolo fa da divisorio con il resto della stanza. A niente sono bastati i sopralluoghi di alcuni esponenti di Forza Italia nel marzo del 2018, dove venivano denunciati problemi rimasti, a detta dei residenti, irrisolti, come la presenza di ratti o l’assenza di dispositivi antincendio: «Il mio è un grido di disperazione rivolto all’amministrazione e alla comunità massese. Non possiamo continuare a vivere così. Siamo senza lavoro, ammassati qua dentro - prosegue l’ospite della struttura - se qualcuno si ammala si ammalano tutti. Per noi il Coronavirus è solo un problema che si aggiunge ad un altro, ben più grave». —
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