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«Violenze in casa, allontanare l’autore non chi ne è vittima»
Dall’inizio dell’emergenza Covid calate del 90% le denunce Ma i maltrattamenti continuano. E parte un appello
massa-carrara
Da quando è iniziata l'emergenza Covid 19 le denunce per maltrattamenti in famiglia sono diminuite del 50% su tutto il territorio nazionale e del 90% nella nostra provincia. La convivenza forzata ha fermato la violenza domestica? No, probabilmente è vero il contrario, ma la paura di dover abbandonare la propria casa, in molti casi insieme ai figli, in questo periodo così complicato rischia di essere un deterrente ulteriore alla denuncia della propria condizione. Parte da questa analisi l’iniziativa dei Giovani Democratici Massa-Carrara e della Conferenza delle Donne Democratiche di Massa-Carrara, che hanno avviato un confronto con i Centri antiviolenza della provincia, i sindacati, il presidente della Provincia di Massa-Carrara, le varie forze politiche di centro-sinistra chiedendo la sottoscrizione di una lettera da inviare alla Procura della Repubblica di Massa. La lettera è in sostanza un invito alla procura apuana ad adottare la decisione di recente adottata dalla Procura di Trento per tutelare maggiormente le donne vittime di violenza, procedendo, in caso di denuncia di una violenza, all'allontanamento da casa del maltrattante e non della persona maltrattata come di solito accade. La proposta ha trovato ampia adesione da parte delle varie sigle territoriali che hanno firmato la lettera indirizzata al procuratore facente funzione Marco Mansi e anche alla sostituto procuratore Alessandra Conforti coordinatrice Gruppo Fasce Deboli
In questo periodo di emergenza sanitaria legata al Covid19 anche le donne vittime di violenza sono in isolamento a casa e la convivenza forzata può comportare per loro, le loro figlie e i loro figli il rischio di una maggior esposizione alla violenza domestica. «La paura di dover abbandonare la propria casa, in molti casi insieme ai figli, in questo periodo così complicato – scrivono le associazioni – rischia di essere un deterrente ulteriore alla denuncia della propria condizione. Se pensiamo che in un momento come questo di permanenza forzata a casa possono aumentare le dinamiche della violenza e i figli sono costretti ad assistere alle aggressioni, si intuisce tutta la gravità della situazione».
I centri antiviolenza, prosegue la lettera, «raccomandano di non abbassare in alcun modo il livello di guardia e ipotizzano un forte incremento delle richieste di aiuto e protezione una volta che l’emergenza sarà finita e le donne potranno ricominciare a uscire dalle loro case. Oggi è fondamentale ricordare a tutte le donne che possono rivolgersi al numero nazionale 1522 o, se impossibilitate a chiamare, inviare un messaggio tramite le app di servizio antiviolenza dal proprio cellulare».
Poi, ecco il suggerimento: «Al fine di proteggere le vittime ci sembrerebbe opportuno ed efficace riproporre l’iniziativa della Procura di Trento che ha emanato un provvedimento con il quale sollecita a dare attuazione a quanto previsto dal nostro ordinamento e quindi procedere, in caso di denuncia di situazioni di violenza, ad allontanare da casa i maltrattanti e non più le donne maltrattate e i bambini al fine così di non trattenere le donne dal denunciare per paura di dover abbandonare la propria casa. La legge n. 154/2001 ha precisato condizioni e criteri di applicazione di questo istituto che la norma identifica come “ordine di protezione”. La Procura di Trento si è dichiarata pronta a intervenire tempestivamente sulle segnalazioni di forze dell'ordine e di polizia locale.
In un periodo così delicato riteniamo possa essere utile che anche la Procura di Massa adotti un provvedimento che vada in questa direzione così da rimuovere uno degli ostacoli alla denuncia delle violenze subite, paura amplificata dalla convivenza forzata. È indispensabile dare risposte non contraddittorie e di sostegno immediato». —
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