Il Tirreno

l’appello dell’associazione delle imprese edili di confindustria 

«Il pubblico ha abbandonato l’edilizia, il crollo del ponte ne è la dimostrazione»

Il presidente Venturi: «Servono meno burocrazia e più investimenti. Negli ultimi anni dimezzate le ore di lavoro»

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lunigiana

Meno burocrazia e più risorse, uguale più sicurezza e più lavoro. È attorno a questa equazione che Matteo Venturi, presidente di Ance Toscana Costa, l’associazione delle imprese edili apuane aderenti a Confindustria Livorno Massa Carrara, propone un patto con le istituzioni locali per disegnare un futuro di crescita economica, per il settore pubblico ed infrastrutturale e per l’edilizia privata.

«È ovvio - dice Venturi - che in questo momento siamo tutti molto impauriti dall’aggressione che il Covid-19 ha portato alle nostre vite e a quelle dei nostri cari. Così come è naturale che vediamo con timore anche quello che potrà accadere dopodomani soprattutto dal punto di vista economico e occupazionale. Tuttavia è proprio in questo momento, se non vogliamo restare a lungo in ginocchio, che dobbiamo pensare a come ricostruiremo il nostro futuro come comunità di Massa Carrara. Questa crisi cioè deve essere occasione per cambiare alcuni atteggiamenti».

«Il crollo del ponte ad Albiano Magra, il quinto crollo di infrastrutture in pochi mesi - aggiunge Venturi - non è stato un evento casuale, ma è la logica conseguenza di anni di abbandono del settore edile da parte delle istituzioni pubbliche che hanno costantemente ridotto gli investimenti non solo nelle nuove opere, ma anche nella doverosa azione di manutenzione di strade, ponti, viadotti, scuole, fenomeno che si è significativamente accentuato negli ultimi anni. Questi tagli hanno prodotto dei danni materiali e umani immediati come a Genova al Ponte Morandi o ad Albiano, ma anche dei danni profondi nel tessuto economico e sociale del nostro Paese. Danni di cui Massa Carrara non è stata purtroppo immune: come risulta dai dati dell’Ente Cassa Edile, negli ultimi anni abbiamo quasi dimezzato le ore di lavoro in edilizia, passando da 170 mila a poco più di 90 mila, le aziende si sono ridotte quasi della metà (da oltre 400 nel 2011 a poco più di 200 nel 2019) e di conseguenza anche i posti di lavoro si sono dimezzati. Il settore edile è uno dei settori a più alto valore aggiunto di forza lavoro, bloccare l’edilizia, come è accaduto, significa fermare un volano che fa girare tanta parte dell’economia di un territorio».

«Questa assenza di investimenti e manutenzioni ci sta facendo molto male come collettività - aggiunge Venturi - perché è un conto che paghiamo due volte sia in termini di posti di lavoro, sia in termini di sicurezza, perché viaggiamo su ponti non sicuri o mandiamo i nostri figli in scuole che gli possono cadere sulla testa. Serve quindi un piano straordinario, un piano Marshall eccezionale per le costruzioni, sia nelle opere di manutenzione delle strutture ed infrastrutture esistenti, sia in nuove infrastrutture. Ma dovrà essere eccezionale non solo nelle risorse, ma anche nelle procedure. Perché già oggi è insopportabile, ma domani, quando dovremo far ripartire l’economia del nostro Paese sarà inaccettabile trovarsi di fronte a procedure lente, contraddittorie e farraginose che richiedono anni e anni per poter entrare in cantiere». —

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