Il Tirreno

Quei sogni fantastici del maestro Julio Silva

Paolo Cucurnia

Sabato della scorsa settimana la scomparsa dell’artista argentino, che per sei mesi l’anno viveva a Torano 

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È mancato, sabato della scorsa settimana a Parigi, il pittore e scultore di origini argentine Julio Silva. Trascorreva i sei mesi invernali nella capitale francese ed i restanti sei a Torano. Capitò a Carrara nel ’70, prima da Nicoli poi nel laboratorio di scultura Sgf al quale si legò indissolubilmente per il resto dei suoi anni. La sua vita iniziò nel segno dell’Arte già sui banchi di scuola, dove ebbe per maestro Leopoldo Marchal: intellettuale, scrittore amico di Picasso. Passò poi nello studio del pittore surrealista di origini spagnole Juan Battle Planas. Nel ’55, a Parigi s’incontrò con lo scrittore Julio Cortazar e da quel momento nacque, fra i due, una profonda amicizia che li portò anche ad una stretta collaborazione artistica. Il surrealismo scritto da Cortazar, detto Lapiz (Matita), si legava a quello dipinto da Silva, detto Pincel (Pennello). I due daranno vita a un sodalizio che porterà il primo a scrivere libri, illustrati dal secondo.

Nel ’75 pubblicheranno Silvalandia, un colorato mondo parallelo composto da brava gente e gravida di risate: Gustavo polpo innamorato, la famiglia Ontok, il grande Zampognaro, il maestro Pestalozzi, la Sfinge, pesci a due teste, gatti notturni che contemplano la Luna, donne sognanti. Dirà Silva: “Il mio disegno è una calligrafia fatta con il pennello, è il mio modo di passare in frode davanti al doganiere della mia coscienza; di oltrepassare il controllo culturale…”

Solo la schietta fantasia ed il nudo sogno devono, per lui, essere trascritti sulla tela; privi di qualsiasi ornamento che il pensiero o la cultura potrebbero dar loro. Lasciare andare la mano armata di matita o pennello, in modo che quello che affiora dal subconscio sia trascritto sul foglio o sulla tela. Dimodoché il primo a sorprendersi del sogno, così materializzato, sia l’Autore stesso.

Quando andammo, un anno fa, a trovarlo a casa sua, parlando del mio libro su Shakespeare, che lui aveva magicamente illustrato, mi lanciai in una affermazione dicendo: “In tre minuti hai disegnato quei tre ritratti di Shakespeare…” al che rispose: “No... Ci ho messo sessant’anni!”.

Tradotto voleva dire: “Per poter “lasciar andare la mano”, in piena libertà, mi sono allenato tutta una vita!”.

Non si può sottacere, a proposito dei sonetti di Shakespeare da me trasposti in italiano, del profondo legame che lo univa al grande Mecenate-intenditore e scopritore di talenti Mario Guelfi. Allorché si trattò di mettere in pratica il progetto grafico e le illustrazioni per il libro, Mario disse: ”Facciamo fare a Julio Silva, ha la fantasia, le doti e la disponibilità per farlo”. Mario, che possiede fra le altre, anche un’importante collezione di Julio, sapeva ciò che diceva. “Traduttore, traditore!”: esclamava Julio quando ci incontravamo e ci abbracciavamo con le lacrime agli occhi.

Le stesse che versiamo oggi per la perdita di un tale Artista, ma sono sicuro che mi stia riservando un posto in Silvalandia.

Paolo Cucurnia

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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