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Pancino è chiuso da 1 mese Uliveto fa piatti da asporto «Ripartiremo più forti»

Aldo Antola
Pancino è chiuso da 1 mese Uliveto fa piatti da asporto «Ripartiremo più forti»

«Ho capito che la vita di prima era troppo frenetica», dice  il proprietario di Pancino. Al’Uliveto il trasporto dei piatti a casa è fornito in modo gratuito

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Sta causando forse il peggior disastro della storia questo virus partito da lontano e che ha invaso il mondo. I danni già ora sono incalcolabili e la speranza è di ridurre la sua forza al più presto ma sappiamo che l’arma più importante resta il vaccino. E il settore della ristorazione, per di più in una zona turistica come la nostra, non se la passa certo bene in questo momento.

Il ristorante Pancino, in piena zona turistica ai Ronchi, per esempio, ha lavorato fino alla vigilia della festa della Donna, l’Uliveto invece prosegue con pizze e piatti consegnati a domicilio. Il proprietario del Pancino, Luca Baldini, ci espone con molta serenità, anche se la mazzata è stata dura, il suo punto di vista. «Purtroppo dopo le prime settimane di quanto si vedeva in tv in Cina – dice il proprietario del Pancino - avevo capito che era una cosa fuori dal normale, che poteva diventare mondiale. E già mi balenava l’idea di chiudere, magari per ferie. Poi c’è stato il periodo della festa dell’otto marzo, c’erano molti turisti e credevo fosse dipeso anche dal fine settimana e dalle belle giornate, non subito ho pensato alla fuga. Il sabato avevo dunque molti clienti però quando cominciarono le prime disdette per la festa del giorno dopo ho capito, abbiamo avuto anche paura perché eravamo a contatto con tanta gente e decisi subito che il giorno dopo avrei chiuso. Ho avvisato i clienti, ho parlato col personale e programmato una chiusura totale, svuotando il locale». Per il futuro, per la riapertura ha programmato qualcosa? «Molto dipenderà dagli sviluppi del virus e poi da quello che ci dirà il Governo. Al momento ci ha concesso la cassa integrazione per tutti, anche per il personale che avevo a chiamata (ci sarà anche per gli stagionali, una protezione per tutti). Aspettiamo disposizioni anche se personalmente penso che sarà diverse settimane dopo Pasqua, forse a maggio. Nel frattempo ho pensato al dopo, ho chiamato una ditta specializzata e dopo aver messo a posto diverse cose abbiamo sanificato tutto il locale. Praticamente quando arriverà il via ci serve poco per ripartire. Penso comunque che prima daranno la precedenza alle fabbriche, le produzioni, e poi a noi. Siamo stati il primo ristorante a chiudere, avevamo parlato negli ultimi giorni con altri ristoratori che hanno fatto la stessa cosa».

Sarà più come prima? «Sicuramente qualcosa avremo imparato, credo comunque che noi italiani ci riprenderemo, lo abbiamo nel dna di rimboccarci le maniche. Probabilmente modificheremo anche il nostro modo di vivere, ci dovrà essere più rispetto per la natura, forse davamo tutto per scontato e ora mi accorgo che rimpiangiamo già un abbraccio, una stretta di mano. E questo periodo – termina Baldini - mi ha fatto riscoprire il mio giardino e l’orticello: ho messo su le galline, piantato alberi da frutta, da verdure e fatto tante cose a cui non avevo mai pensato, oltre ad essermi riavvicinato alla terra. È probabile che torneremo alla vita di prima ma ho capito che era troppo frenetica. Insomma le uova per me posso già produrle».

Con Toni del ristorante Uliveto di via Massa Avenza il discorso è un po’ diverso. «Non ho potuto chiudere completamente - chiarisce - e visto che abitiamo di fianco al locale e abbiamo una conduzione familiare abbiamo pensato di tenere in funzione la cucina e fare prodotti da asporto, come le pizze e piatti di carne e pesce, tutto su ordinazione e con il trasporto omaggio. Insomma, cerchiamo di mantenere anche un contatto con i nostri clienti e servire un po’ coloro che vogliono mangiare i nostri prodotti a casa loro. Basta una telefonata e anche per Pasqua potranno ricevere il pranzo senza cucinare». —

Aldo Antola

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