Il presidio
«Le mascherine celano tante lacrime»
Don Marino, il parroco di Avenza storica. «Un rito funebre accorciato a pochi minuti, e tante richieste di benedizione»
Alessandra Vivoli / cARRARA
La difficoltà degli addii. Le mascherine che celano le lacrime. La paura che i parroci sentono, proprio come tutti noi.
Ma anche la speranza della Pasqua e gli occhi, quelli che dalle mascherine si vedono, Eccome. Gli occhi dei parrocchiani, di altre chiese, che ti passano accanto e chiedono una benedizione.
Il racconto è di don Marino Navalesi, parroco della chiesa di San Pietro. Avenza storica. Pieno centro. La Torre di Castruccio dista dall’ingresso della parrocchia solo qualche metro.
Don Marino da giorni sta accompagnando tanti adii, non solo causati dal coronavirus ma tutti condizionati dall’emergenza sanitaria.
«Il cimitero apre per pochissimo tempo, meno di mezz’ora ogni volta. Io e gli altri parroci siamo fuori dalla cappella, ad aspettare i nostri morti. Il carro funebre si apre: diamo la benedizione, c’è un rito ridotto. Le persone, quando ci sono, sono al massimo due o tre. Con la mascherina, i guanti, proprio come noi sacerdoti. Non c’è alcun gesto, non c’è un abbraccio di conforto. Non si vedono nemmeno le lacrime, le mascherine celano tutto».
Don Marino Navalesi è il parroco della chiesa di San Pietro ad Avenza. È originario della Lunigiana, una delle terre più colpite dal coronavirus: la madre lavora in ospedale a La Spezia e si è già fatta due quarantene. Lui di funerali ai tempi del covid, dall’otto marzo scorso quando non è stato più possibile farli in chiesa a causa dell’emergenza sanitaria, don Marino ne ha fatti 21. Anche due in un giorno. Ma non vuole parlare solo a titolo personale. Lo facciamo tutti noi sacerdoti non è giusto personalizzare.
Tutto avviene in silenzio. In pochi minuti. Eppure in quel poco tempo il conforto della fede fa la differenza. “A volte siamo lì ad aspettare, davanti alla cappella. Passa gente che sta andando al forno crematorio. Da sotto la mascherina ci chiedono una benedizione. Lo chiedono con gli occhi, si capisce bene anche attraverso la bocca velata».
«Non tutti i morti che ho accompagnato con il rito breve, studiato per l’occorrenza perché non possiamo stare troppo dentro al cimitero sono stati uccisi dal virus – spiega – Io comunque non lo chiedo nemmeno».
Le famiglie che non sono al cimitero non possono salutare i loro cari perché sono in quarantena. Ma, assicura don Marino, dietro al carro funebre aperto, a distanza di sicurezza, due o tre persone ci sono sempre. Nessuno è solo.
«Io lo dico quando mi telefonano per il funerale anche se è saltata la visita a casa, in ospedale o all’obitorio, la messa la dico ugualmente, la sera stessa. Anche se in chiesa non ci sarà nessuno e sarà trasmessa sul canale youtube della parrocchia – continua don Navalesi – La promessa è che poi si faranno anche con le famiglie, quando tutto questo sarà finito».
E, intanto, la chiesa di San Pietro si prepara a celebrare la Pasqua. On line, lontano dai fedeli. «La Pasqua è rinnovamento, è speranza, e in questo momento ne abbiamo davvero tanto bisogno».
In chiesa niente fiori ma un suggestivo sepolcro, condiviso sempre on line.
Un allestimento semplice, in chiesa qui nel cuore di Avenza. Che tocca il cuore.
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