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In terapia intensiva arrivano un filone di pane e una torta
I micro-gesti che nutrono l’anima: i dentisti hanno donato tutte le mascherine, i parrucchieri i guanti utilizzati ai lavatesta
MASSA carrara
«C’era un signore giù. Non è entrato in reparto ma ci ha fatto arrivare un sacchetto marrone. Dentro c’era un filone di pane. Una baguette. Voleva dare un contributo. Ci ha portato la cosa più semplice che rappresenta l’essenza della vita. Ci ha scaldato il cuore».
Un gesto. Tanti piccoli gesti che insieme fanno parte di quella microsolidarietà che, ogni giorno, si fa sentire nel reparto di terapia intensiva del Noa. Il reparto dei Covid, dove i posti letti sono una sessantina, più di trenta i medici e un esercito gli infermieri, reclutati anche dalle graduatorie.
«Si trovano a guidare una Ferrari da neopatentati - dice la responsabile Rosangela Viviani, di turno h24 come tanti colleghi - Sono ragazzi straordinari, si scusano se non hanno esperienza e hanno tanta volontà, tale da fargli superare la paura, legittima, di entrare nelle nebbia del covid. Questi ragazzi sono il nostro futuro».
E, insieme ai giovani, alla speranza per il futuro come li chiama la dottoressa Viviani, in corsia, in una delle corsie più sotto pressione all’interno del Noa entra ogni giorno la solidarietà. Quella grande, delle donazioni, delle raccolte di fondi e della mobilitazione che arriva da associazioni e fondazioni. E quella più piccola, quella della gente normale. In reparto fanno arrivare il pane, l’acqua. Anche una torta: «l’ha fatta una pensionata, ha detto che non poteva donare altro, si è messa ai fornelli» fanno sapere dalla terapia intensiva.
Pane, acqua, dolci. Ma anche mascherine: quelle che ancora prima della mobilitazione i dentisti della provincia si sono tolti dagli studi per donare al reparto. E i guanti, quelli che le parrucchiere e i parrucchieri di tutto il territorio hanno fatto a gara per donare.
«Sono tanti gesti, piccoli ma che ci fanno davvero sentire che dentro questo ospedale non siamo soli» conclude la dottoressa Viviani. Gesti piccoli come i messaggi che arrivano ai medici, agli infermieri, dagli amici. Sui telefoni: “Forza” “siamo con voi”. Parole semplici. Come il pane. E che nutrono l’anima. —
a.v.
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