Il Tirreno

Bakary cuce mascherine e le regala

irene rubino
Bakary cuce mascherine e le regala

Il sarto ivoriano ospite di casa Betania: «L’Italia mi ha dato asilo, mi ha aiutato, dovevo fare qualcosa in cambio»

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carrara

L’Italia lo ha accolto, adesso cuce mascherine per chi ne ha bisogno. Il sarto ivoriano Bakary Oularè, ospite di casa Betania a Carrara, ne ha già realizzate 50 soltanto martedì. «Non è una cosa che ho fatto per guadagnare – racconta Bakary – l’Italia è il paese che mi ha dato asilo, aiutato, e volevo fare qualcosa in cambio. Questo momento è difficile per tutto il mondo, ma per l’Italia in particolare e io ho a cuore profondamente questo Paese».

C’è stato un momento in cui qualcosa ha toccato il cuore del sarto, in Italia dal 2016: «Ho visto una scena che mi ha toccato: la settimana scorsa sono andato al supermercato e ho visto che le persone senza mascherina venivano respinte. Mi sono chiesto: perché non donarle a chi ne ha bisogno? Casa Betania mi ha portato tutto il materiale per realizzarle, e mi metto a disposizione di tutti i bisognosi, che possono contattarmi al 388-9514549. Lo faccio gratuitamente, ho solo necessità che mi venga rimborsata la spesa del materiale perché da solo non riuscirei a coprirla». Il sarto 36enne è ancora richiedente asilo e in attesa dei documenti, ma gli piacerebbe avviare un’attività in proprio. Prima della quarantena stava frequentando un corso di formazione sartoriale della durata di un anno. Le creazioni originali di Oularè sono state protagoniste di una sfilata organizzata congiuntamente da Migrantes e Casa Betania lo scorso 4 settembre a Marina di Carrara. Vive nella nostra città da poco più di un anno, prima ha abitato due anni a Massa.

Bakary è nativo della Costa d’Avorio e ha alle spalle una storia difficile: «I miei genitori erano poveri, mi mandarono a fare l’apprendista sarto. Io all’inizio non avevo voglia di andarci, spesso rimanevo a casa. Quando mio padre apprese dal mio maestro che a volte saltavo le lezioni, me le diede di santa ragione. All’inizio non amavo andare a studiare cucito, ma col tempo questo lavoro ha cominciato a piacermi. Oggi so realizzare abiti in stile occidentale e africano». «Ero a Massa quando ho messo da parte 50 euro e comperare una macchina da cucire usata. Con essa ho cominciato a fare piccole riparazioni e a guadagnare abbastanza da potermene permettere una nuova, più complessa, adatta a confezionare abiti». Così il sogno di Bakary è sbocciato: «Ho iniziato a cucire vestiti; quando a Casa Betania hanno visto cos’ero in grado di fare, mi hanno dato la possibilità di esprimermi, fornito le stoffe, organizzato una sfilata. Adesso sogno un’altra vita». —

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