Il Tirreno

Flash mob solitario dei segretari Cgil, Cisl e Uil dal prefetto

Libero Red Dolce
Da sinistra: Paolo Gozzani (Cgil), Moreno Guelfi (Uil) e Andrea Figaia (Cisl)
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Da sinistra: Paolo Gozzani (Cgil), Moreno Guelfi (Uil) e Andrea Figaia (Cisl)

Gozzani (Cgil): «Mandare i carabinieri al Pignone di Avenza». Figaia (Cisl): «C’è chi lavora e chiede cassa integrazione»

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MASSA. Sotto il drappo tricolore del palazzo della Prefettura tre bandiere sindacali agitano la più piccola e inconsueta manifestazione sindacale degli ultimi anni. I segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil tornano in pressione sul prefetto Paolo D’Attilio chiedendo più controlli e chiusure delle attività aperte, accusando alcune di esse di una gestione furbesca dei decreti sulle aperture e delle deroghe.

L’accordo del governo con le parti sociali del 25 marzo, quello che prevedeva un contenimento delle attività essenziali nel paese, era stato apprezzato. Poi per i sindacati qualcosa si è rotto. «I contatti con la prefettura ci sono stati, però non siamo stati messi in grado di avere un elenco e di conoscere nel dettaglio la situazione. Noi abbiamo evidenza che molte aziende hanno fatto le furbe, mandando l’autocertificazione e intasando la prefettura, dice Paolo Gozzani della Cgil. La situazione che si è venuta a creare per lui è irricevibile. «Di fatto su 350 autocertificazioni il prefetto ha dato il diniego solo a 20. E noi siamo preoccupati».

Per i sindacalisti è preoccupante l’apertura dello stabilimento Pignone ad Avenza. «Allo yard era stato fatto un accordo tra le parti dove era stato demandato alla prefettura la decisione su tenere aperto. Ecco, il prefetto non si è preso la responsabilità, lì è come un cantiere edile non collegato all’attività dell’energia indispens. Continuano ad arrivare i trasferisti, ci sono stati positivi e siamo preoccupati. Va chiuso. Chiediamo che la prefettura mandi i carabinieri per verificare se ci sono gli estremi del rispetto della sicurezza».

Moreno Guelfi della Uil «C’è troppa gente a lavorare, questo contrasta con il decreto. Chiediamo che il prefetto faccia attenzione e controlli seri, riteniamo che non tutte le imprese che hanno chiesto di lavorare rientrino nei caratteri dell’essenzialità.

Andrea Figaia, segretario della Cisl, punta il dito su alcune aziende accusate di fare attività in barba ai decreti: «Il decreto legge prevedeva che in questo paese lavorassero solo le aziende importanti della filiera. Qui sta lavorando la filiera della filiera. Mancano i presidi, i guanti e le mascherine. Al Pignone di Avenza, dove c’era discrezionalità, il prefetto ha deciso di aprire. Noi vogliamo protestare la nostra contrarietà, succede che il paese è in movimento. Qui accadrà che ci sono aziende che lavorano, altre che prendono rimborsi da parte dello stato e aziende che lavorano e chiedono anche la cassa integrazione. Non ci ascolta nessuno». —
 

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