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«Sono sereno, ho sospeso chi di dovere»
Il prefetto spiega il suo lavoro dopo la valutazione di 354 richieste di deroga di aziende apuane. «Qui fermati in 18»
/ massa
C’è chi ha presentato per tempo, chi ha atteso l’ultimo giorno e chi non doveva presentare e lo ha fatto. A una prefettura sotto pressione per il Covid-19 - «siamo rimasti in cinque in questo periodo», spiega lo stesso Paolo D’Attilio - sono giunte 354 richieste di deroga. «Ne ho sospese 18 e assicuro che non sono poche. Non che ci sia un vanto nella prefettura fermarne di più, si è proceduto secondo le regole, attivando le istruttorie. Chi non era a norma è stato fermato, ma se uno va a guardare le regole fissate potrà ben vedere che sono moltissimi quelli che possono lavorare».
I segretari di Cgil, Cisl e Uil venerdì hanno firmato un documento rivolto proprio a lui. «Hanno concluso dicendo: “signor prefetto, Cgil Cisl e Uil non ci stanno”. Che posso dire, anche io non ci sto», dice D’Attilio. Che però specifica in cosa consiste il suo lavoro. «Le indicazioni del ministero giustamente dicevano di consultarsi con le parti sociali ed è una cosa che nella nostra provincia è stata fatta. Dopodiché le decisioni vanno prese sulla base delle disposizioni contenute nel decreto, non seguendo il parere di questo e di quell’altro. Pareri che in qualche occasioni sono stati utili per capire determinate situazioni. Ma c’è da capire una cosa: il prefetto non autorizza nessuno. Chi è autorizzato in base ai codici Ateco e da quanto stabilito dal decreto non ha avuto bisogno di presentare l’autocertificazione. Il prefetto ha fermato soltanto quelle attività che non avevano niente a che fare con i codici previsti né valide ragioni per chidere una deroga».
I sindacati però sostengono che tutte le grandi industrie del territorio sono rimaste a lavoro. Portano l’esempio del Nuovo Pignone, sostenendo che la produzione allo yard di Avenza non sia tra quelle essenziali secondo i codici. «C’è stato un accordo sindacale a livello nazionale tra le sigle confederali e Baker&Hughes. Mi sono limitato a prendere atto di questa cosa e comportarmi conseguenzialmente». Anche se i sindacati insistono che nello specifico di Avenza l’accordo prevedesse che il lavoro sarebbe potuto continuare “subordinatamente alla pronuncia prefettizia”.
«Realtà anche di grandi livello, come i cantieri navali, sono state fermate. Ma ripeto: ci siamo attenuti a quanto disposto. Abbiamo fatto attente istruttorie, lavorando in sinergia con la guardia di finanza e con la camera di commercio. E si consideri che le richieste di deroga sono continuare ad arrivare fino a ieri».
Sembra incredibile ma è così. Il decreto della presidenza del consiglio originariamente prevedeva che le misure avrebbero avuto valore soltanto fino al 3 aprile. Poi la proroga delle misure di contenimento e con esse anche quelle disposte per il mondo del lavoro. Si va avanti con queste regole fino al 13 aprile e dunque anche chi è stato fermato ha come orizzonte quella data. Fino a nuove disposizioni.
Però così qualcuno che ha presentato la richiesta dopo ha “rosicchiato” dei giorni, non a caso presentando la richiesta in vista della proroga. «Nel momento in cui ci sono arrivate noi le abbiamo verificate, come detto. C’è da pensare che le connessioni tra le aziende sono moltissime: se un grande gruppo lavoro ci sono moltissimi che stanno nella filiera e che dimostrano di essere in regola con le disposizioni».
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