Il Tirreno

Alla Rsa Galli personale ko e turni scoperti

Libero Red Dolce

Si pensa a distribuire in altre strutture o nelle cure intermedie i pazienti. Su 20 oss, 17 sono a casa per Covid o malattia

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pontremoli

Per dare misura della situazione di totale emergenza che sta vivendo la Rsa Galli Bonaventuri basti dire che ieri, per dare assistenza nel turno delle 12 altrimenti scoperto, si è dovuta fermare una operatrice già al lavoro da 17 ore. E sui social circolava un appello a farsi avanti per prestare servizio vista la carenza di personale. Appello urgente. E diversamente non potrebbe essere con 29 ospiti presenti, tra Rsa e S.Anna, 15 di questi positivi al virus e 17 dipendenti a casa: 10 anch’essi positivi e altri 7 con certificato medico. A reggere ancora sono tre oss e il direttore. E le lavoratici positivi nonn potranno rientrare prima di cinque giorni, per i tempi stabiliti dal recupero della quarantena. In sintesi, l’assedio.

Il problema si è spostato dal lato infermieristico a quello degli operatori sanitari. Che il Galli fosse in una situazione assai critica lo aveva anche confermato qualche giorno fa il direttore Pietro Mascagna. Che si era attivato con il Comune, l’Usl e la Società della salute per riuscire intanto a tamponare il problema dell’assenza di tutto il personale infermieristico.

A questa richiesta fece seguito un’azione di contenimento messa in campo dall’Usl, chiedendo un sacrificio agli infermieri in organico chiamati a fare dei turni anche in Lunigiana nella Rsa scoperta.

E così per qualche giorno si è andati avanti e tutt’ora la situazione della struttura, per quanto riguarda la somministrazione delle cure e l’assistenza infermieristica, viene mantenuta grazie all’impegno del personale dell’Usl. E con l’aiuto della Croce Rossa, più volte ringraziata dal direttore Mascagna.

La situazione però si è aggravata sotto il profilo degli operatorio socio sanitari. A tal punto da diventare del tutto insostenibile nella mattinata di ieri.

A lanciare l’allarme nel corso della giornata è il sindacalista della Cgil Fp Alessio Menconi. «C’è una dipendente che ha cominciato a lavorare il giorno prima e non si è fermata per 17-20 ore consecutive. Se lei non avesse continuato non ci sarebbere stato nessuno a coprire un turno e la cosa sarebbe diventata veramente ingestibile»:

Menconi spiega che i dati sulla Rsa, che comprende anche un istituto di accoglienza Casa Sant’Anna, sono molto sconfortanti: «ci sono stati già otto morti e quattro sono le persone ricoverate. Al S.Anna i positivi sono 8 su 16, alla Rsa 7 su 13. Purtroppo è un lazzaretto e trovare qualcuno che voglia andarci in queste condizioni è molto complicato».

Dunque la giornata di ieri diventa un carosello di telefonate. La Usl mette a disposizione le liste a scorrimento, ma non è facile riuscire a reperire qualcuno nei tempi necessari.

La situazione che più sembra praticabile è quella di una momentanea chiusura della Rsa per spostare gli ospiti o in altri centri o in reparti di cure intermedie. D’altronde gli ospiti non sono in condizioni tali, per fortuna, da dover essere ospedalizzati. E dunque quella strada non è praticabile.

Anche l’ipotesi di un prestito di personale da parte di altre strutture private non pare praticabile: in tanti hanno avuto defezioni e contagi e riuscire a dare forza lavoro ad altri, rischiando poi di ritrovarsi scoperti o in difficoltà, non è visto con particolare gioia. —



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