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«Quella messa contestata era per i miei genitori»
Federico Meanti racconta il calvario che ha vissuto a Crema durante la pandemia «Il Covid me li ha portati via. Padre Francesco ha soltanto pregato per loro»
massa
«Era per i miei genitori la messa celebrata da padre Francesco Vanoli, a Marina di Massa. Sì, è vero, in piena pandemia ha pregato per le loro anime e io lo ringrazierò in eterno».
Non può fare a meno di commuoversi, Federico Meanti, mentre racconta la sua storia e quella di un virus che gli ha portato via i genitori e che fatto ammalare l’intera sua famiglia, lui compreso. Meanti non è un nome sconosciuto alle cronache locali: è stato segretario provinciale della Lega e ha fatto crescere tanti giovani militanti, che oggi sono ai vertici del partito. Ma nel momento in cui ha preso il coraggio di telefonare alla redazione del Tirreno e raccontare quanto gli era accaduto nell’ultimo mese, è diventato solo un figlio, distrutto dal dolore. La sua storia è purtroppo uguale a quella di tanti cittadini italiani: i genitori anziani, che stanno a Crema, si ammalano i primi di marzo, contaminati da un parente che sarà il primo a morire poco tempo dopo; ad accudirli rimangono una zia, la sorella e il cognato di Meanti. Tutti contraggono il virus e lui, che vive da trent’anni a Marina di Massa con la sua famiglia, deve partire per Crema, per prendersi cura dei genitori. Il padre, 87 anni, è subito apparso il più grave. La madre aveva sintomi più lievi ma per entrambi, positivi al Covid-19, non è stato possibile il ricovero in ospedale. «Erano troppo anziani per poter essere curati– racconta Federico Meanti– e gli ospedali al nord erano saturi. Li ho curati in casa io, li ho separati in due stanze diverse; mia madre chiedeva sempre di papà, voleva sapere come stava. Poi mi sono ammalato anche io. Non scorderò mai quella febbre altissima che presi una sera e che mi lasciò per giorni uno strano odore dolciastro trasudare dalla pelle. Mio padre è morto il 19 marzo; mamma non lo ha mai saputo: fingevo di parlare con lui per farle credere che stava meglio. Dopo pochi giorni è morta anche lei. Nessun funerale per loro. Come per nessuno dei morti di questo dannato virus. Li ho vestiti entrambi, anche se non avrei potuto neanche toccarli e li ho sepolti, da solo e da soli, al cimitero del paese. Io sono ancora in quarantena, nella casa dei miei genitori a Crema. Quando padre Francesco ha saputo della morte dei miei genitori ha voluto pregare per loro. I miei sono stati sempre grandi cattolici; ogni estate quando venivano in vacanza a Marina frequentavano la parrocchia e adoravano padre Francesco, che ha battezzato e cresimato i loro nipoti e che gli voleva bene. Quella messa, per cui padre Francesco è stato tanto criticato, era una preghiera per loro, perché nessuno aveva pregato al loro funerale. C’era mia moglie in quella chiesa grande e poche altre persone. Non è stato fatto del male a nessuno. Solo del bene alle anime dei miei genitori. Io da qui spero che padre Francesco non abbia avuto problemi per quell’atto di amore».
Il parroco di Marina di Massa, lo ricordiamo, era stato contestato da alcuni cittadini, perché aveva continuato a dire messa, alle 8,30 di mattina, davanti a tre fedeli. Ad una di queste messe aveva partecipato anche la moglie di Federico Meanti. E oggi l’uomo, ancora in quarantena lontano dai suoi cari, ha raccontato l’intera vicenda.
«Sto guarendo– conclude– non sento più quell’odore dolciastro addosso; rimarrò a Crema fino al 15 aprile, poi spero di riabbracciare presto la mia famiglia. L’unica cosa che conta». —
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