Il Tirreno

S. Carlo: il vetro non è adatto alle scorte

Manuela D’Angelo

Piccolo stop per l’azienda legata da anni a Officina Profumo. Alphandery: «Andremo avanti, pronti a riaprire altre due fonti»

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Un piccolo stop per la San Carlo di Massa, in questa emergenza sanitaria, per guardare ad un futuro fatto di grandi progetti.

Il coronavirus ha rallentato soltanto un po’ i piani di Eugenio Alphandery che da Firenze, dove gestisce Officina Profumo, racconta al Tirreno progetti e sogni ancora da realizzare, con fiducia e passione. L’azienda di imbottigliamento dell’acqua San Carlo è chiusa da due settimane: qualche macchinario è sempre in funzione e qualcuno va a fare manutenzione e controllo, ma gli operai sono stati messi in ferie e riprenderanno a pieno regime quando l’emergenza sanitaria sarà terminata. D’altro canto, spiega Alphandery, il vetro in questo momento non è l’ideale per affrontare i problemi di tempo, soldi e spazio della pandemia: troppo pesante per fare scorte, troppo più costoso rispetto alla plastica.

«Abbiamo puntato tutto sul vetro– spiega il presidente di Officina Profumo- Farmaceutica Santa Maria Novella– fin da quando abbiamo acquisito la San Carlo. Non solo perché sono un ambientalista convinto, ma anche perché il vetro è il futuro e la plastica avrebbe dovuto scomparire dalle nostre tavole e abitudini già da tempo. Purtroppo questo cambiamento è stato ed è ancora troppo lento. Alla San Carlo, dunque, non esiste più da tempo l’impianto che imbottiglia la plastica e questo ci ha penalizzati molto, in un mercato non ancora pronto a fare a meno del pet e soprattutto durante questa pandemia. Nessuno potrebbe fare scorta di acqua in vetro, per problemi di soldi, per la pesantezza del trasporto e per lo spazio necessario per la conservazione. Insomma, eravamo al 30% delle nostre capacità produttive e abbiamo deciso per un piccolo stop. Ma siamo pronti a riaprire anche domani».

La primavera, se non ci fosse stato il Covid-19, avrebbe portato alla San Carlo tre grandi novità: l’apertura delle altre due fonti di acqua la Tiberia e la Zonder; l’inaugurazione del parco ai visitatori completamente ristrutturato e la nascita di una nuova bevanda aromatica per il benessere di corpo e spirito: «Dopo due anni di lavori e dopo aver rimesso in piedi gli impianti– racconta Alphandery– che erano in condizioni pessime, ci siamo ritrovati davanti ad un bivio e dovevamo scegliere se aprire la spa, o riattivare le due fonti, Tiberia e Zonder. Abbiamo scelto la seconda via. San Carlo ha sempre potuto puntare soltanto sulla fonte Aurelia: noi abbiamo ridato vita anche a fonte Tiberia che verrà utilizzata per l’acqua gassata e a fonte Zonder che verrà utilizzata per l’acqua curativa: sarà imbottigliata in maniera particolare, con un vetro scuro per proteggerla dalla luce. Aurelia rimarrà in funzione per l’acqua liscia e dall’Officina santa Maria Novella è quasi ultimato anche lo studio della bevanda naturale, aromatizzata con la Balsamite, pronta soprattutto per i mercati della Corea del sud».

Il complesso, 5000 metri quadrati di parco, di cui 1500 di fabbricato, impianto, centro benessere e ristorante, fu restaurato nel 2017 ad un costo di 6, 5 milioni di euro.

Oltre due anni di lavori, per un impianto nato nel 1936, frequentato negli anni Sessanta anche dalla grande Mina, che adorava, come Alphandery quell’acqua termale prodigiosa e deliziosa. —

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