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«Quanti necrologi dobbiamo vedere prima di rispettare le regole imposte?»

luca signorini
«Quanti necrologi dobbiamo vedere prima di rispettare le regole imposte?»

Lo sfogo e l’appello di Cristina, figlia di Rino Casa, 76 anni, pensionato Telecom deceduto sabato per Covid-19  

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L’ultima volta lo ha visto lunedì scorso, 23 marzo. «Da distanza, è salito con le sue gambe e con una delle sue solite battute sull’ambulanza, perché dopo tre giorni di febbre altalenante si è deciso a fare dei controlli». Poi Cristina Casa ha sentito suo padre Rino, 76 anni, pensionato Telecom, solo per telefono, «i medici chiamano i familiari una volta al giorno, velocemente, senza troppi giri di parole o di conforto, perché hanno troppo da fare, hanno troppi malati», racconta la donna, di professione informatore medico-scientifico. Quindi il «pugno allo stomaco che ti fa mancare il respiro, papà è grave, fa fatica a respirare, e di lì a poco il suo decesso». Rino Casa muore all’ospedale di Pisa sabato, dopo cinque giorni di ricovero, per complicazioni dovute al contagio da Covid-19.

Va avanti la figlia nel suo sfogo, alla ricerca di quel conforto che non ha potuto dare al genitore: «Le persone che purtroppo si ammalano vengono portate vie da sole, rimangono da sole con le loro paure, le loro ansie, le cose in sospeso che credevano di poter ancora fare o dire. E peggio ancora muoiono da sole. Al dolore si aggiunge l’ignoranza delle persone che allora hanno paura perché papà è un vicino di casa, perché si diventa un pericolo per gli altri. Viene meno anche il senso di umanità».

Poi Cristina Casa denuncia certi comportamenti che ha potuto osservare in alcuni suoi concittadini di Pontremoli. «Sono stata alle poste e non credevo ai miei occhi. Fuori in attesa c’erano due donne completamente prive di guanti e di mascherine. Arrivano due signori dopo di me. Si mettono a distanza ma portavano la mascherina come si può portare uno scalda collo, un’altra donna arriva a mani nude a fare postamat. Non credevo ai miei occhi. Mi sono lamentata con tutti, ho chiesto del perché non avevano una protezione o perché la indossavano male. Quindi al supermercato entra un signore a viso scoperto e senza guanti, torno a casa ed incontro un ragazzo che tutto tranquillo in tuta da ginnastica faceva la sua passeggiata senza alcuna protezione».

E lancia un forte appello: «Quanti manifesti funebri dobbiamo ancora attaccare sui nostri muri per capire che non va bene. Rispettiamo noi stessi se non vogliamo rispettare gli altri, o perlomeno rispettiamo chi ha già pagato a caro prezzo questa situazione. Chi è portatore sano di questo veleno è il vero problema della sua diffusione. Si deve vergognare chi non rispetta le regole, chi giudica i provvedimenti presi, chi trova una scusa per non rinunciare alla sua vita, chi non mostra rispetto, chi non ha capito che dietro i numeri ci sono dei lutti». —

luca signorini

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