Il Tirreno

il caso 

«Mia madre dededuta da sola ma di morte naturale e non di Covid 19»

Alessandra Poggi
«Mia madre dededuta da sola ma di morte naturale e non di Covid 19»

La figlia: le serviva un aiuto infermieristico, l’ho implorato  non è stato possibile averlo perché era in quarantena

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Carrara

Maria Signani la donna di 82 anni trovata morta martedì mattina nella sua abitazione «non è morta di Covid 19, anche se era positiva al tampone, ma per cause naturali». A dirlo è sua figlia, Cristina Cucurnia Bogazzi, che fa chiarezza ricostruendo la vicenda e puntualizzando rispetto a quanto affermato sul Tirreno di ieri, e cioè che «la famiglia non ha rifiutato il servizio di assistenza domiciliare che avrebbe previsto la presa in carico da parte del sistema sanitario con la visita infermieristica a casa». Anzi, secondo la figlia questo servizio nonostante le suppliche per averlo, gli è stato negato, in quanto hanno detto che per legge essendo la mamma in quarantena nessuno – nemmeno le infermiere – potevano entrare in casa. L'unico servizio proposto è stato quello di portare cibo e medicinali davanti all'uscio di casa, servizio non necessario in quanto ci pensava la famiglia. Ecco la drammatica ricostruzione della figlia Cristina: «Intanto mia madre non è mai stata ricoverata - spiega- ma portata in ambulanza al pronto soccorso e rimandata a casa la stessa sera. Mia madre aveva diverse patologie, era insulina dipendente e soffriva di attacchi epilettici, per cui era sotto cura con forti dosaggi di farmaci. Sabato 14 mia madre ha avuto la febbre a 38,4 e vomitava. Ho chiamato il 118 e mi hanno detto di farle il saturometro, che è risultato 95,88 e quindi secondo loro respirava bene. Su mia insistenza l'hanno portata in pronto soccorso e dopo averle fatto il tampone l'hanno dimessa verso le venti. La mamma aveva i globuli bianchi alterati, e mi hanno consigliato semplicemente di farle una dieta in bianco e darle della Tachipirina». E fin qui tutto sembrerebbe regolare: «La mamma ha rimesso tutta la notte - prosegue Cristina. La mattina ho chiamato la guardia medica dicendo che aveva la febbre a 39 e continuava a vomitare. Mi hanno detto di andare in via Giovan Pietro a prendere la ricetta per il Plasis, e così ho fatto, poi sono andata in farmacia e dopo averlo preso sono andata a darlo alla mamma. Lunedì era migliorata, aveva la febbre a 37,2 e non vomitava più. Il problema è che i risultati del tampone non arrivavano mai. Dopo una settimana, siamo a venerdì, quando mia mamma ormai stava bene e non aveva più ne febbre, né altri sintomi, mi contattano dicendo che la mamma era positiva e mi dicono che tutte e due siamo in quarantena. Mi dicono di scegliere se farla da mia madre o a casa mia, dove vive anche mio marito che è molto malato. Ho fatto subito presente che mia madre non poteva stare sola e che aveva bisogno di assistenza. Tant'è che ho passato tutta la giornata di venerdì al telefono per chiedere un ricovero o una sistemazione in case di cura. Mi è stato risposto che potevano aiutarmi solo se aveva bisogno di farmaci o di avere la spesa a domicilio. Io ho spiegato a tutti che aveva bisogno di cure, che doveva gestire l'insulina e altri farmaci, ma nessuno mi ha concesso questa assistenza domiciliare infermieristica. Ho chiamato tutti, dal comune alla protezione civile, 118, guardia medica, case di riposo e tanti altri numeri. Ho chiesto se potevano prenderla in carico, ho chiesto assistenza. Ma niente. E ora leggo che la famiglia l'ha rifiutata? Mia madre non è morta di Covid 19, come è scritto nel referto, ma di morte naturale, forse infarto». E conclude: «È la cosa più brutta che mi potessero fare, essere in quarantena, non poter stare vicino a mia madre e dire che la famiglia ha rifiutato l'assistenza infermieristica domiciliare. Io l'assistenza l’ho supplicata in tutti modi e ho i testimoni».Alessandra Poggi



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