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Genitori e due bimbi positivi al Covid-19 «Ma non siamo untori»
lunigiana
Primo punto: «State a casa». Secondo punto: «Prima di parlare, informatevi per bene». Non siamo untori, è il messaggio tra le righe. E ce n’è pure un altro, di messaggio: abbiamo rispettato tutte le regole e le disposizioni. Altro giro, altro appello da chi sta vivendo in prima persona il dramma del coronavirus, questione condita da bufale, fraintendimenti, errate considerazioni. E gli appelli, che si susseguono, servono per smontare le fake news, e per rassicurare chi ci ha creduto.
Questa volta è una mamma della Lunigiana ad intervenire pubblicamente (non forniamo le generalità per motivi di privacy). Suo marito fa l’infermiere in un ospedale fuori dalla nostra provincia, è risultato positivo al Covid-19. Anche la signora è positiva al virus, e positivi sono pure i loro due figli: un maschio 14enne e una bimba di 8 anni. «Mi hanno riportato informazioni errate che stanno circolando e vorrei fare delle precisazioni», comincia la donna.
«In famiglia siamo in quattro, e tutti e quattro siamo positivi - va avanti - mio marito è stato male la notte del 17 marzo, il 18 gli è venuta la febbre poi nei giorni successivi tosse e dolori alle ossa e alla testa, e sempre febbre. È così entrato in quarantena e il tampone è risultato positivo. Io stavo benissimo, il 20 marzo sono iniziati dei dolori alle ossa e febbre a 38, sono stata isolata in casa e hanno deciso per il tampone anche a me. Risultato: positivi tutti e due, quindi isolamento dai figli in casa nostra. Il 27 marzo il maschio di 14 anni, in autogestione con la sorella di 8, ci ha detto che non sentiva più gli odori, così lo comunichiamo all’Asl. Decidono dunque per il tampone a lui e alla sorella, lei completamente asintomatica. Lunedì fanno i tamponi: positivi entrambi».
Ancora nel suo racconto la signora lunigianese: «La bimba ha avuto febbre e raffreddore il 28 di febbraio fino al 5 marzo. Dal 28 febbraio mia figlia non è più uscita dal giardino di casa, e adesso la bimba sta bene, non ha più alcun sintomo. E noi 4 siamo tutti in casa dal 17 marzo scorso (dunque da più di due settimane, ndr)».
A questo punto la donna chiude con uno sfogo: «Le persone prima di parlare devono sapere, inutile dare fiato alla bocca senza sapere le cose. Per noi è dura soprattutto da un punto di vista psicologico, e non sai se finché sei positivo starai o non starai bene». —
luca signorini
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