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Tommaso Chieffi il grande velista vive a Milano: «Qui tutto si è fermato»

Luca Barbieri
Tommaso Chieffi il grande velista vive a Milano: «Qui tutto si è fermato»

«Il grande movimento che c’era è sparito e certo, la fuga verso le seconde case non è stata una bella cosa...»

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Carrara

Quasi trenta campionati del mondo disputati, una manciata di titoli europei e poi, ancora, tra le numerose vittorie, i campionati nazionali (oltre dieci). Dici vela a Carrara (ma non solo) e associ subito un cognome: Chieffi, Enrico e Tommaso. Un sapore amarcord: un club di provincia, quello nautico di Marina di Carrara, che a cavallo tra gli anni '70 e '80 sforna talenti come una “cantera”, pronti a sfidare e a battere club blasonati, in grandi palcoscenici.

Tommaso Chieffi, classe 1961, dopo una carriera fatta di successi – quelli appena elencati, tra gli altri, ma si potrebbero citare anche la Louis Vuitton Cup con “Il Moro di Venezia” di inizio anni novanta («abbiamo un gruppo WhatsApp dove ci sentiamo ancora», ci dice) e le campagne nella Coppa America – oggi vive a Milano. Carrarese di nascita, sulle vele del Club Nautico di Marina di Carrara a partire dall'età di 10 anni, lavora come tattico e consulente nelle imbarcazioni di dimensioni più grandi, di noti armatori, in competizioni di buon livello.

«Nelle barche grandi, come tattico, l'esperienza è una qualità predominante», spiega Chieffi che da Milano racconta di questi giorni e del mondo della vela. «Milano è una città cosmopolita, soffre del fatto che tutto il movimento che c'era sia come di colpo sparito, ma i milanesi hanno un grande senso di responsabilità, hanno rispettato da subito le regole. Stanno vivendo con ordine. L'emergenza è in corso, speriamo che la situazione migliori, di certo abbiamo il lavoro eroico del personale medico. Noi dobbiamo fare il nostro», riflette.

Da Milano alla “sua” Carrara. «Sento i miei fratelli e mia mamma. Ho letto della questione delle "fughe" nelle seconde case e francamente non è stata una bella cosa. Lo scopo era quello di non contagiare altre regioni. Cerchiamo però di prendere da vicende gravi come queste le cose positive: un futuro con una maggior digitalizzazione, abitudini diverse e ora anche a Milano sembra che sia ridotto l'inquinamento in questi giorni», fa notare il pluripremiato velista con cui poi arriviamo, inevitabilmente, al mondo della vela: fermo di fatto come tutte le altre discipline e non solo. «Come programma personale, avevo calendarizzato un paio di regate invernali ai Caraibi, con superyacht, ma ovviamente è tutto cancellato. Adesso aspettiamo l'evolversi della situazione. Anche perché, specialmente per una squadra sportiva, fermare la preparazione diventa “costoso” in termini non solo economici, ma anche come tempo per preparasi in vista di un grande evento. I programmi importanti comunque sono sospesi e restano in attesa. Fortunatamente siamo ancora in un periodo con l'attività a rilento, vediamo quando arriverà l'estate. Anche quella è un'industria per la cantieristica italiana, con un indotto importante anche come occupati», aggiunge il velista che ci rivela una curiosità dalla sua lunga carriera di successo che prosegue: «Su Oracle nel 2002-2003 avevamo un preparatore atletico che ci consigliava, in caso di malattia, di non andare sul posto di lavoro perché gli altri avrebbero dovuto continuare. E gli sportivi hanno dentro questo spirito». E la speranza è che anche la vela, proprio come tutto il resto, possa ripartire. «Sì, speriamo si risolva nei migliori dei modi la questione sanitaria legata la Coronavirus. Il futuro? Seguire un'attività per un contributo alla vela dal punto di vista organizzativo; penso a un team, un gruppo di giovani, una nuova generazione di velisti. È un progetto embrionale, si vedrà, per il momento c'è sicuramente solo tanto entusiasmo attorno», chiosa. —

Luca Barbieri

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