Il Tirreno

condannato dal tribunale 

Cannabis coltivata in casa con valori fuori soglia

Libero Red Dolce

Aveva spiegato di avere iniziato per aprire un’attività di vendita della qualità “light”. Le analisi sono risultate decisive

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Lo ha spiegato in aula, ha raccontato dell’intervista fatta proprio a Il Tirreno annunciando la sua attività d’impresa legata alla cannabis light e dell’acquisto di prodotti regolarmente in commercio. Non è bastato a convincere il giudice Ermanno De Mattia della sua innocenza: ieri il magistrato ha condannato Luca Lucchesi, ex titolare di LabGiardino a un anno e sei mesi per illecita coltivazione e detenzione di stupefacenti. Pena sospesa. Una vicenda che l’uomo aveva definito kafkiana.

Furono i carabinieri di Carrara che nello scorso agosto di in casa gli trovano un etto di marijuana essiccata, quattro piante tagliate per terra e due nel giardino.

Lucchesi, quando è stato ascoltato in aula, aveva spiegato che quelle erano le fondamenta, i primi passi nella sua nuova attività imprenditoriale.

Che non volesse nascondere nulla in effetti lo dimostrerebbe l’intervista pubblicata su Il Tirreno un mese prima. Parlava dell’idea di coltivare al cannabis come una sfida - imprenditoriale, s’intende. Vedeva una possibilità nel nascente mercato della cannabis light per mettersi in proprio. Un caffè, un “centro armonico”, con un giardino e una piccola coltivazione in serra e outdoor, un’area per lo yoga, laboratori. Ci vogliono soldi e c’è da sperimentare, ma le prime risposte del mercato alla nuova offerta in Italia sembravano incoraggianti.

Quando i carabinieri arrivarono in casa il 43enne sostenne di aver coltivato quelle piante di cannabis utilizzando una tipologia di semi regolarmente acquistati da un venditore autorizzato; inoltre disse ai militari che aveva selezionato quella specie per il suo basso contenuto di principio attivo, poiché era sua intenzione utilizzarne il “raccolto” per produrre cosmetici.

Prima del 2016 la coltivazione è illegale tout court, poi alcune varietà agricole vengono sdoganate.Attività come quella di Lucchesi erano nate sull’onda della legge 242 del 2016, entrata in vigore il 14 gennaio 2017, che stabiliva che potessero essere vendute infiorescenze e resine vendute che rispettassero il tetto fissato per la dose di Thc contenuta, ossia lo 0,6%. E decisive, forse, sono state le analisi disposte dal tribunale. I campioni sono risultati con un principio attivo superiore, la parte maggiore aveva un principio attivo maggiore di 15 volte il valore soglia. Invece le partite più piccole avevano un principio attivodi poco superiore. (da 0,2 a 1 rispetto al valore soglia). —

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