Il Tirreno

Marmo, a Massa balzo degli introiti nelle casse del Comune: oltre 2 milioni dai blocchi

Uno scorcio delle cave delle Apuane
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Uno scorcio delle cave delle Apuane

Dai detriti circa 240mila euro

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Massa. I conteggi sono da considerarsi praticamente definitivi: e il primo anno quasi pieno delle nuove tariffe applicate dalla giunta Persiani ha subito dato i suoi frutti, facendo registrare un balzo degli introiti del settore marmo di oltre settecentomila euro, superati per la prima volta i due milioni di euro.

Nella tabella che riportiamo, pubblichiamo i dati sui blocchi, con un confronto rispetto agli anni precedenti; alla cifra in tabella di due milioni e 25mila euro, bisogna aggiungere i 240mila euro della tassa detriti, per circa 30 mila euro superiore al 2018. C’è un dato che fa riflettere e sul quale probabilmente l’amministrazione attiverà dei riscontrii: nel 2018, quando ancora si pagava a prescindere dalla qualità e dal valore del blocco (secondo gli ultimi aggiornamenti prima della rivoluzione dei valori medi, 17,3 euro a tonnellata), erano scese a valle 78.109,66 tonnellate di marmo in blocchi e 150mila tonnellate circa di detriti; nel 2019, con la nuova tariffazione, le tonnellate di marmo in blocchi sono scese a 71mila, quelle dei detriti salite a 179mila. Un dato che sarà monitorato, a quanto risulta.
Il dato oggettivo è che, pur senza un regolamento degli agri marmiferi che potrà e dovrà ulteriormente normare anche la partita della tariffazione, il sistema dei valori medi che doveva essere introdotto almeno 25 anni fa ha portato una bella boccata d’ossigeno nelle casse del Comune; tra l’altro, la legge regionale a sostegno del primo regolamento degli agri marmiferi di Carrara, emanata anche in forza della sentenza della Corte costituzionale del 95 che cancellava le Leggi estensi e imponeva che le concessioni fossero onerose e temporanee, parlava addiriturra di tassazione su “valori di mercato” dei blocchi; nel 2002 il consiglio comunale di Carrara modificò il regolamento e inserì “valore medio”, nella nuova legge del 2015 la Regione si è adeguata, e quindi ora la tassazione è su valori medi. Il primo report del Centro di Geotecnologie dell’Università di Siena, che ha curato lo studio, è del 2015; in questi anni, ci sono state varie polemiche sui valori medi individuati e sulle modalità di calcolo, con rapporti tra blocchi pregiati e meno pregiati estratti dalla stessa cava. Senz’altro il metodo può essere perfettibile, ma intanto, grazie all’input dell’assessore al bilancio Pierlio Baratta, dal 1° gennaio 2019 i marmi che scendono a valle non pagano più la stessa cifra, e i più preziosi si sono visti più che raddoppiare la tassa marmi (è il caso della cava Rocchetta Caldia). Nell’ordine, le cave che hanno una maggiore tassa marmi, dopo Rocchetta Caldia, sono Bore Mucchietto, Padulello, Piastreta. Per capirci: Rocchetta Caldia ha un valore medio di 354,4 , il contributo di estrazione è del 10% (34,4 euro), ai quali va aggiunto il contributo fisso concessorio di 7 euro a tonnellata per tutti; questi 7 euro per tutti diventeranno il 5% una volta che sarà approvato il regolamento degli agri marmiferi. La cava che paga di meno, Madielle Marianna, 142,5 di valore medio, paga comunque più di prima: 14,2 di contributo di estrazione, più 7 euro di quota fissa: 21,2 euro, contro i 17,3 di prima. —M.B.

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