Il Tirreno

IN TRIBUNALE

Imprenditore di Mulazzo accusato di bancarotta: avrebbe riscattato la Porsche con i soldi dell’azienda

Libero Red Dolce
Il tribunale di Massa
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Il tribunale di Massa

Per la procura l’ex amministratore unico della Ios distraeva i fondi dalle casse. Contestata anche una fattura sospetta per dei lavori alla strada di Campocecina 

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MULAZZO. Una fattura che passa - secondo la procura illecitamente - dal bilancio di un’azienda a un’altra per i lavori di rifacimento della strada a Campocecina. Un falso credito nel bilancio di esercizio del 2003 della Ios, azienda di cui Elvino Ricci, a processo,deve rispondere così come della distrazione di soldi dalle casse dell’azienda per fini personali: rifacimento di persiane della sua casa ad Arpiola di Mulazzo, cene in ristoranti di pregio, vini di alto livello e profumi. Elvino Ricci, difeso dagli avvocati Davide Cariola ed Erica Bertola, è accusato di bancarotta per distrazione e di comunicazioni sociali false nei bilanci di esercizio degli anni che vanno dal 2003 al 2007 che avrebbero occultato, sempre secondo l’accusa, un "buco" di due milioni.

Ieri in aula è andato in scena l’esame dei testimoni della difesa, di chi aveva lavorato insomma insieme a Ricci in quegli anni. Mentre le domande del sostituto procuratore Alberto Dello Iacono e del presidente del collegio Ermanno De Mattia si sono molto concentrate sulla ricostruzione del passaggio vantato dall’azienda Ios nei confronti del Comune di Carrara e i cui passaggi risultano ancora non specificati con chiarezza.

In particolare, sostiene la tesi dell’accusa, i soldi sarebbero transitati dalla Ios alla Coge. Lavori che in aula, come emerse dalle dichiarazioni del curatore fallimentare della Ios Marco Pio Lavaggi, non furono effettuati dalla Ios ma da un’altra società.

Viene interrogato in aula un ex dipendente dello studio commercialisti Argelà, Patrizio Ruffini, che in quegli anni si occupò della contabilità dell’azienda, in particolare delle questioni legate all’Iva. Ruffini in aula non ricorda, rispondendo alle domande degli avvocati difensori, dell’esistenza di un sistema informatico che contabilizzasse gli interventi eseguiti.

Quando però il pm Dello Iacono chiede della fattura risponde di ricordarsi della sua esistenza: «Sì, probabilmente fu messa in bilancio nel 2003. Non saprei dire se poi è stata riproposta nei bilanci successivi. Non saprei dire se sia stata incassata, mi pare però che in quel momento fosse sospesa. Non stava però a me verificare se venisse incassata o meno».

«Ricorda invece di altre fatture che passano da Ios a Coge?», gli chiede il sostituto procuratore. Ruffini però di queste non ne ha memoria. «In ogni caso è passato molto tempo». Viene sentito in aula anche il geometra che seguiva i lavori nei vari cantieri. Le difese gli fanno una domanda anche sulla questioni dei pranzi fuori. «Per forza mangiavamo fuori, io risiedevo a Massa per esempio e tramite Anas prendevamo lavori nella zona delle Cinque Terre, mentre con Anas Firenze lavoravamo fino all’Abetone. Ci dovevamo fermare spesso per pranzo fuori».

Sui lavori alla pavimentazione di Aulla, altra questione al centro dell’indagine, il geometra spiega che la Ios aveva iniziato gli scavi e la demolizione della precedente copertura quando si verificò un intoppo. «Il Comune si accorse che i servizi erano malandati, noi abbiamo fatto le fogne bianche e nere. L’appalto - chiarirà sollecitato dal pm - era solo per demolizione e rifacimento».

Anche la commercialista Argelà viene sentita come teste, chiarendo un passaggio su un leasing di una Porsche Cayenne: «So che era stata riscattata con i soldi di Ios e poi intestata al signor Ricci. È l’unico caso che conosco».

La prossima udienza si terrà il 22 aprile prossimo. —

Libero Red Dolce
 

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