Il Tirreno

CIRCOLO GOGLIARDO FIASCHI 

Sanità pubblica privatizzata ne parlano gli anarchici

L.B.

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carrara. Privatizzazione della sanità pubblica: l'inchiesta in un libro che finisce al centro dell'incontro targato dal Circolo culturale anarchico Gogliardo Fiaschi. Il circolo carrarese per sabato (nella sala del palazzo comunale di Carrara) ha organizzato dalle 17,30 un incontro con il giornalista Giuliano Bugani con protagonista il suo libro “Saccheggio Sanità”. Nel libro, sintetizzano i promotori dell'evento, viene scritto «di quanto sia paradossale continuare a chiamare “sanità pubblica” un settore in cui bisogna garantire profitti e che infatti viene sottoposto a progressiva privatizzazione, col fine di ricavare incassi come per qualunque altra merce». E allora, tramite il testo di Bugani, durante l'incontro questo concetto sarà articolato attraverso un excursus storico, partendo da quel «percorso di smantellamento delle coscienze operato negli anni '80, decennio successivo a una stagione di lotte straordinaria»; dopodiché spazio agli anni '90 con «l'opera demolitiva di molti servizi pubblici essenziali, tra cui proprio la sanità. Il capitale si apriva quindi altre opportunità di profitto e speculazione». Infatti, ripercorrono ancora gli organizzatori, «gli ospedali erano delle vere e proprie cittadelle autonome, complete di servizi interni che con il passare degli anni sono stati smantellati a favore di appetiti privati e della politica di turno, mentre malcostume e ladrocinio continuavano a crescere indisturbati. Sì, lo sappiamo, prima non andava bene: interessi, clientele e favoritismi erano all'ordine del giorno e quindi non rimpiangiamo il passato», precisano, prima di arrivare così al commento del circolo sull'evento di sabato: «Per noi anarchici i poteri di allora erano nemici quanto quelli di adesso. Però ci piace ribaltare l'ordine delle cose e oggi come allora credere e sostenere l'idea di quanto una comunità, determinata e combattiva, potrebbe ottenere strappando al potere un patrimonio non solo pubblico, ma soprattutto collettivo. Ci piace pensare alle competenze e alle professionalità che verrebbero liberate, senza più la cappa oppressiva di una dirigenza, chiusa in un apparato gerarchico, idiota, ottuso e spesso incompetente, che sta riducendo gli ospedali a mediocri “sanitifici”. A noi piace pensarla così, perché siamo realisti e non ci nascondiamo dietro un dito, ma crediamo invece che la riscossa possa arrivare solo con la lotta e la rivolta. Una lotta indispensabile, se vogliamo combattere i nemici della libertà e della dignità; unica strada se vogliamo contrapporci a logiche mortifere a cui il capitalismo vuole condurci», concludono dal circolo. —

L.B.

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