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L’abbraccio delle religioni alla Marcia della Pace: in 300 sfilano in città

Daniela Marzano
L’abbraccio delle religioni alla Marcia della Pace: in 300 sfilano in città

Leorin (Azione Cattolica): «Costruire la pace significa conoscerci e confrontarci». Bani (Comunità musulmana): «Per i valori umani siamo sempre insieme»

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MASSA. La pace come necessità universale, al di là dei colori e delle appartenenze geografiche. Lo ha voluto dimostrare il flashmob “Spegniamo la guerra accendiamo la pace” del 25 gennaio sul Pontile di Massa aderendo alla Rete della Pace internazionale e lo ha voluto dimostrare anche la “Marcia Interreligiosa della Pace – Piantiamo la pace”, una manifestazione promossa da Azione Cattolica diocesana, Pastorale Giovanile, Ufficio Migrantes, Ufficio per il Dialogo Interreligioso, Chiesa Valdese Metodista di Carrara, Chiesa Rumena Ortodossa di Massa e di Carrara, Accademia Apuana della Pace, Comunità Musulmane di Massa e di Carrara, Associazione Casa Betania e Caritas.. Si sono dati appuntamento ieri alle 15, nella piazza antistante la Stazione di Massa, i membri di ben quattro comunità religiose differenti, quella cattolica, quella islamica, quella protestante (metodista valdese) e quella ortodossa, di tutte le età, dai bambini piccoli agli anziani.

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Il corteo stimabile in circa 300 persone, con striscioni inneggianti a pace, affetto, solidarietà ed inclusione ed armati di megafoni, hanno iniziato un cammino verso il centro di Massa, con sosta in piazza Aranci per la lettura di alcuni e brani e conclusione a Piazzale Berlinguer con la piantumazione di un albero di olivo, simbolo della pace. Durante il cammino si è cantato, letti salmi e inni delle varie confessioni. Promotori da circa vent’anni della marcia interreligiosa a gennaio è l’Azione Cattolica, il cui presidente Marco Leorin spiega «è un appuntamento annuale fisso, al quale collaborano sempre esponenti delle altre confessioni con i quali durante l’anno organizziamo spesso incontri per confrontarci. Costruire la pace vuol dire conoscerci e abbiamo sempre avuto con loro confronti, mai scontri».

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Luciana Dolci e Cristina Babboni, attiviste dell’Azione Cattolica, insieme a Maria Stella Buratti in rappresentanza laica dell’Accademia Apuana della Pace, spiegano il significato del mese della pace «a gennaio, prendendo spunto dal messaggio del Papa di inizio anno, a livello nazionale ci organizziamo confrontandoci su un tema e che si conclude con la partecipazione collettiva ad una marcia. Quest’anno si parlava di ecologia e la marcia si è conclusa con la piantumazione dell’olivo, l’anno scorso il tema era l’accoglienza ed è venuto il Vescovo a pregare con noi. È una tradizione che ha più di 50 anni, da quando Paolo VI l’ha istituito».

La comunità musulmana si divide attualmente in due associazioni, una a Massa e una a Carrara e comprende persone provenienti principalmente dal Marocco ma anche dal Pakistan, Senegal, Bangladesh, Libia ed Egitto. Presidente dal 2006 è Abdelaali Bani, marocchino, presente insieme a Hann Bani, Mohamed Bachar, Chaoki Aziz, Bouiba Khalid con le figlie Sara di 11 anni e Abdellah 7 con l’amichetta Fatima di 8.

«Abbiamo le nostre feste, come la Festa del Montone o quella dell’Iftar, oltre alle preghiere del Ramadam. Però per tutte le altre feste che condividono i nostri valori umani siamo sempre a fianco delle altre confessioni».

Massimo Marottoli, foggiano, è il pastore valdese, una comunità religiosa strutturata come il cattolicesimo, fatta di momenti di culto e di catechismo «I metodisti traggono le loro origini dal John Wesley, che predicava nelle miniere e quindi abbiamo una forte piegatura verso il sociale. Ci differenziamo in genere dai cattolici, come matrice luteriana, per alcune cose, come la concezione sul sarcedozio».

Presenti alla marcia molti volti noti, come Giovanni Rutili con la figlia Adele di 9 anni, convinto che «la pace si comincia dalla famiglia e dai valori che si danno ai propri figli»,la consigliera Elena Mosti e il consigliere Stefano Alberti, concordi che «il dialogo interreligioso è un ottimo segnale per la pace, ma anche per l’integrazione e il rispetto della diversità».

Evandro dell’Amico è dal 1968 che partecipa ad ogni manifestazione «sarebbe una follia non farlo. Partecipare a manifestazioni è l’unico modo per cambiare lo stato di cose esistenti, chi porta un pensiero in piazza agiste politicamente».

Don Luca Franceschini, sempre in prima linea iniziative, considera la marcia “la sintesi di un percorso, un frutto bello che nasconde tanti piccoli gesti e piccole esperienze. Ho scritto anche un libro per raccontare proprio questo, l’esperienza delle relazioni con altre comunità, alle quali ho aggiunto quella avventista di Monzone”.

Colpisce la partecipazione dei giovanissimi, come Emma Del Monte 13 anni, Chiara Del Monte 18 anni, Paola Lenzetti 25 anni, Leonardo Girardi 20 anni e Matteo Iardella 21anni, il quale spiega l’importanza di «vederci spesso, divisi a gruppi di età, una volta a settimana per confrontarci su molti e temi e condividere delle esperienze». —


 

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