Il Tirreno

il giorno della memoria 

Gli studenti raccontano cinque storie di Resistenza

Gli studenti raccontano cinque storie di Resistenza

Dopo due anni di lavoro dei ragazzi del liceo linguistico di Pontremoli giovedì al teatro Cabrini l’incontro “I Sommersi e i Salvati” grazie anche al lavoro dell’Isra

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pontremoli. È sicuramente una delle pagine più buie della storia italiana, con l’approvazione nel 1938 delle Leggi Razziali, le cosiddette “leggi della vergogna”. E proprio in occasione del Giorno della Memoria, che è stato celebrato ieri, l'Istituto Storico della Resistenza Apuana accanto all'Istituto "Malaspina" di Pontremoli porterà in scena “I Sommersi e i Salvati: identità e sorte degli ebrei residenti a Pontremoli al tempo delle leggi razziali” giovedì 30 gennaio alle 9.30 al teatro “Cabrini” di Pontremoli. Cinque storie, cinque racconti di famiglie e singoli che hanno vissuto a Pontremoli in quegli anni. L'incontro pubblico è il frutto di un progetto durato due anni di lavoro, realizzato dagli studenti della classe quinta del liceo Linguistico accanto alla loro insegnante Stefania Nuvoloni e al coordinatore didattico dell’Isra prof Angelo Angella.

Queste le cinque storie che verranno raccontante giovedì. La famiglia di Augusto Foà arriva a Pontremoli all’inizio degli anni Trenta: il capofamiglia viene assunto dalle Acciaierie Falck quale responsabile locale. Nel 1924 aveva sposato l’ebrea romena Paolina Schein e la coppia aveva avuto due figli maschi: Noè e Vito (una terza figlia, Paolina, sarebbe nata qualche anno dopo). Le leggi razziali obbligano Augusto a sottoscrivere la denuncia di appartenenza alla “razza ebraica”: Noè e Vito non possono più frequentare le scuole pubbliche. Nel 1943 la situazione precipita: è allora che Augusto organizza un piano per mettere in salvo la famiglia.

Leopoldo Ascoli è figlio di un ebreo e di una cattolica. Sposa una donna cattolica, Mentana Bagni: la coppia ha due figli, Leda e Bruno. Arriva a Pontremoli per lavorare come “segretario di officina” nel locale cementificio. Sarà proprio il figlio Bruno, nel 1996, a scrivere un libretto di memorie dedicate “a Pontremoli e a tutti i Pontremolesi” nelle quali racconta le disavventure dovute a quel “quarto di sangue ebreo” che scorre nelle sue vene.

Il medico Leopoldo Finzi nasce a Busseto da genitori “di razza ebraica”; dopo la separazione dalla moglie, vive ad Avenza: è un agiato pensionato che ha passato indenne gli anni successivi all’entrata in vigore delle leggi razziali. Ma all’inizio del ’43 subisce il sequestro di tutti i beni e prima della fine dell’anno il suo nome finisce nell’elenco degli ebrei da catturare. A Pontremoli, dal 1925, vive una figlia, la maestra Elba Finzi, sposata con il maestro Dante Pasquali.

Il giornalista Pier Luigi Tagiuri, ebreo nato a Livorno nel 1894, fin dal giugno 1940 è segnalato come possibile sovversivo. Viene internato a Bagnoli Irpino poi, nell'ottobre ’42, a Pontremoli, all’albergo Vittoria.

Il dottor Zisea Alessandro Drapchind, nasce in Romania nel 1903, è in Italia dal 1924 e frequenta l'Università a Parma e a Firenze, si laurea in Medicina. Si trasferisce a Pontremoli per prestare servizio volontario all’ospedale; è anche medico condotto a Zeri, Fosdinovo, Pontremoli. Nel ’34 ottiene l’assegnazione provvisoria all'ospedale. Nel ’38 si sposa in Cattedrale, ma pur avendo contratto matrimonio con rito cattolico, è segnalato perché di razza ebraica. Nel dicembre 1943 è ricercato per essere avviato al campo di concentramento di Fossoli: grazie a mons. Sismondo ripara a Mulazzo, si dà alla macchia e dal marzo ’44 fino alla Liberazione è partigiano nel Battaglione Internazionale del maggiore Gordon Lett. —



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