Il Tirreno

la solidarietà 

Volontari di Amatafrica tornano in Rwanda

G.U.
Volontari di Amatafrica tornano in Rwanda

Sono ripartiti ieri in 15 dall’aeroporto di Pisa per Kigali Fra di loro i lunigianesi Roberto Bellaci e Sabrina Giannini

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licciana nardi. Ci sono luoghi nel mondo dove la fortuna non è mai passata. Uno di questi è il Rwanda, in quel continente spesso dimenticato da tanti che è l'Africa. E ieri sono ripartiti per il Rwanda 15 volontari di Amatafrica, un gruppo di solidarietà internazionale della Valle del Serchio, in Garfagnana.

Fra loro nuovamente due lunigianesi già saliti agli onori delle cronache per la meritoria attività umanitaria che svolgono da anni: Roberto "Scelba" Bellacci da Monti di Licciana Nardi e Sabrina Giannini da Pallerone di Aulla.

Tutti insieme sono saliti su un aereo per sbarcare nella capitale Kigali e da lì muoversi verso altre località del Rwanda, per portare solidarietà vera, in carne ed ossa, fatta non soltanto di donazioni, ma di mani che si danno da fare, mani che hanno deciso di sporcarsi per aiutare chi sta peggio, molto peggio. Perché nel piccolo e poverissimo Rwanda, grande come la Toscana, l'aspettativa di vita è di 50 anni, con la corrente elettrica che è una rarità e l'acqua potabile che manca nella maggior parte delle case, costringendo i bambini ad andare a prenderla nei fiumi. Bambini senza infanzia, che vanno a pascolare le mucche e aiutano nei lavori domestici. Inoltre, nell'anno appena trascorso la situazione è anche peggiorata, visto che la percentuale di malnutriti, complice la siccità che ha dato meno raccolti di prodotti agricoli nei campi, è salita, come spiega Sabrina Giannini: «Visiteremo un cosiddetto “posto di salute”, che è operativo di giorno, e una aula di informatica, già terminata. Poi visioneremo la scuola dei mestieri, che abbiamo creato per i ragazzi che non vogliono studiare, dove possono imparare a fare le parrucchiere e i falegnami. Gli stessi ragazzi producono, come sempre, oggetti come statuette e ciotole che compriamo e portiamo qui per rivenderli, ottenendo altri soldi che vanno a loro. Denaro che otteniamo anche da donazioni e dalle cene e manifestazioni che organizziamo, con cui sosteniamo la realizzazione di pozzi e la crescita di cooperative agricole. Ma anche di scuole serali per gli adulti e di scuole per i bambini più piccoli, spesso malnutriti».

Ed è proprio grazie alle donazioni che i volontari di Amatafrica hanno avuto la possibilità di acquistare un ecografo: «Lo porteremo a Muhura, dove c’è un centro sanitario gestito da infermieri, che è attivo sia di giorno che di notte. Un ecografo, in Rwanda, è di vitale importanza, perché può consentire, ad esempio, di scoprire se un bambino che sta per nascere è in posizione podalica, quindi necessita che la madre sia trasportata al più vicino ospedale, che è lontano, trovandosi nella città di Cjeza».

G.U.

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