Il Tirreno

Quella Madonnina un po’ naif sul muro di una casa colonica

Arianna e Piero Guadagni*
Quella Madonnina un po’ naif sul muro di una casa colonica

Due appassionati di beni artistici e architettonici dell’area montignosina, padre e figlia raccontano la riscoperta di una “marginetta” sfuggita ad una prima catalogazione 

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La ricostruzione





Recogitamus in primis de antiqua et fervida fidelium pietate erga Christi Passionem, innumerabilibus crucibus subrectis in marginibus viarum confirmata (Mi riferisco, in primo luogo, all'antica e fervida devozione dei fedeli alla passione di Cristo, attestata dalle innumerevoli croci erette sul ciglio delle strade, Giovanni Paolo II).

Questa bella frase di San Giovanni Paolo II sembra fatta apposta per spiegare sia l’etimologia, sia la ragione dell’esistenza delle marginette.

È proprio sul ciglio delle strade che originariamente troviamo queste costruzioni segno di devozione, indicatrici di termini di confine fra comunità parrocchiali, ma anche rifugio per il viandante, sia sui percorsi della transumanza, sia lungo le vie Romee, sia lungo le strade mulattiere dei paesi antichi.

Il vocabolo “marginetta” non esiste in italiano, il termine aulico corretto è “edicola” (dal latino aedicula, diminutivo di aedes "tempio"), erano proprio queste costruzioni che, già in epoca pre-cristiana, contenevano immagini sacre ed erano dedicate ai “Lares Compitales”.

I Lares Compitales erano divinità, forse di origine etrusca, preposte a vegliare e proteggere i crocicchi stradali (“Compita”), cioè i punti urbani ed extraurbani dove due o più strade si incrociavano; a loro erano dedicati i “Compitalia”, giochi istituiti secondo la tradizione da Servio Tullio.

In Era Cristiana la antiqua et fervida fidelium pietate erga Christi Passionem, richiamata dal Santo Papa, si è felicemente sovrapposta all’uso precedente.

Il nome “marginetta” si usa nei nostri territori ed in quasi tutta la Toscana (dove è presente anche la denominazione “tabernacolo”), altre regioni hanno le loro voci specifiche (in Lombardia si usa “santella”, nel Veneto “capitèo”, in Piemonte “pilone” ecc.). Il nome, prima usato col significato proprio, è poi passato per estensione da queste costruzioni a edicola a tutta l’arte sacra minore presente in marginibus viarum, quindi anche alle maestà, agli ex voto ed in genere a tutte le immagini sacre esposte all’esterno.

In comune a Montignoso esiste da tempo, frutto del lavoro di alcuni appassionati e degli addetti all’ufficio cultura, un inventario, corredato dalle fotografie, delle varie marginette sparse per il paese; il lavoro prezioso però non è recentissimo e le foto a corredo, prese con strumenti meno avanzati tecnologicamente di quelli a disposizione oggigiorno, per lo più sono di qualità non eccelsa.

Qualche tempo fa, insieme a due amiche amministratici comunali, Eleonora Petracci e Giorgia Podestà, rispettivamente assessore alla cultura ed alla pubblica istruzione, ritenemmo opportuno rinfrescare l’inventario delle marginette, per poi poter valutare se il materiale meritasse, da parte dell’Amministrazione Comunale, uno sforzo formale per effettuare ulteriori approfondimenti, magari in vista di un interessamento dei ragazzi delle scuole o di una pubblicazione o altro.

Abbiamo pertanto fatta la ricognizione del materiale esistente ed iniziata l’integrazione con quanto era sfuggito alla prima catalogazione e che era a nostra conoscenza: il recupero di immagini nuove, qualche ricordo dei paesani (ove possibile) sul chi, sul come e sul “qualmente” ed in genere tutto ciò che è sembrato utile.

Durante questa opera ci siamo ricordati che un amico, qualche tempo prima, aveva parlato di una marginetta posta all’interno di un podere, sul muro di una casa colonica, alla Zamparina (in faccia alla Fortezza); fatto un sopralluogo, macchina fotografica alla mano, lungo la mulattiera che dal Bottaccio porta alla Zamparina, sulla parete di una casa colonica appartenente al Dr. Paolo Lucchesi, abbiamo scoperto la marginetta di cui parliamo a parte. —



*Arianna Guadagni è laureata in archeologia, ama dipingere ed è iscritta al corso di pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara; Piero dopo studi classici ha lavorato per 43 anni in una grande banca, la lettura e lo studio della storia, soprattutto locale, lo hanno aiutato a sopravvivere.

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