Il Tirreno

Il Magra è una furia ma non c’è accordo su come “domarlo”

Costantino Paolicchi
Il Magra è una furia ma non c’è accordo su come “domarlo”

Abbassare l’alveo o rinaturalizzare? Intanto lungo il fiume sempre più cemento, alberi caduti e isolotti con boschetti

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aulla. Si chiama Magra ma quando è in piena fa paura. Le piene del fiume che attraversa il nostro territorio portano spesso a esondazioni, generalmente nel tratto finale del fiume che risente, tra l'altro, del moto ondoso , in grado di contrastare il deflusso delle acque. Tra il 2009 ed il 2011 si sono verificate ben quattro esondazioni che hanno distrutto due volte il ponte della Colombiera a Fiumaretta, allagato case e strutture produttive: la più grave quella del 25 ottobre 2011 che ha causato danni alla foce ma anche nel tratto di Aulla. Se eventi eccezionali come quello del 2011 dovessero interessare in contemporanea anche gli affluenti Taverone e Aulella, aggiungendo le loro acque alla piena del Magra all’altezza di Aulla, provocherebbero danni tali da far impallidire quelli del 25 ottobre. E con la tropicalizzazione del clima e il conseguente riscaldamento del Mediterraneo ormai accertati dai climatologi, un simile scenario non è, purtroppo, fantascienza.

Le aree maggiormente a rischio, oltre ad Aulla, sono quelle in pianura nei pressi della foce. Qui alla fine dell’800 in tutta la piana c’era solo qualche casa agricola sparsa, Fiumaretta non esisteva e così pure Bocca di Magra; ad Ameglia c’era solo il centro storico, in collina. Perfino le attività agricole si tenevano a debita distanza dalle rive del Magra. Ma poi, soprattutto negli ultimi 40 anni, si è costruito dovunque. Tutte le case a Bocca di Magra e nel piano di Ameglia sono state costruite dove un secolo fa scorreva l’alveo del Magra.

Come si può intervenire per ridurre o eliminare i danni e i pericoli delle alluvioni? Vi sono studi prodotti dalle Autorità di Bacino in materia che, tuttavia, almeno a giudizio dei “non addetti ai lavori” come chi scrive, non sembra forniscano indicazioni chiare. C’è chi sostiene che il fiume debba essere alleggerito dai detriti accumulati, che alzano il livello del suo letto ormai “sovralluvionato”, tenere sgombro l’alveo dalla vegetazione, che in alcuni tratti – come tra Filattiera e Villafranca – cresce sulle isole fluviali formando veri e propri boschetti ad alto fusto.

C’è invece chi sostiene che il Magra non è sovralluvionato ma anzi fortemente “inciso” in conseguenza delle escavazioni del passato e questa sarebbe la ragione per cui è costretto a recuperare i sedimenti erodendoli dalle sponde e facendo franare i versanti. È questa in sostanza la teoria espressa dai Verdi, lasciare che il fiume si autoregoli. Quel che è evidente è che sul Magra vi sono imponenti accumuli di detriti che formano isole al centro dell’alveo, spesso coperte di vegetazione, e che pertanto il fiume è costretto a scorrere a stretto contatto con gli argini che vengono fortemente erosi. Vi sono addirittura delle “strozzature” che aumentano la velocità delle acque, la loro potenza e dunque la forza erosiva del fiume. Sulla sponda sinistra nei pressi di Filattiera, negli ultimi 7-8 anni il fiume si è “mangiato” non meno di 50 metri di argine mettendo oggi a rischio l’esistenza di un bellissimo frutteto e perfino quella del “Lago Alice”, un invaso artificiale utilizzato negli anni passati per la pesca sportiva e che è stato abbandonato dopo che il fiume s’è portato via la strada di accesso. Se l’erosione continuerà ai ritmi attuali, potrebbe abbattere anche l’ultimo diaframma che divide il lago dal fiume cosa che in tempo di piena potrebbe avere esiti disastrosi.

Il letto del fiume è poi visibilmente ingombro di alberi caduti, rifiuti d’ogni genere e grosse radici, perché v’è gente che per necessità si porta via i tronchi per farne legna da ardere, lasciando però in situ centinaia di ceppaie. Quelle che poi, dopo le piene, troveremo disseminate sulle spiagge da Fiumaretta alla Versilia e che i Comuni rivieraschi ed i titolari degli stabilimenti balneari dovranno rimuovere a proprie spese. —

Costantino Paolicchi



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